Vera felicità è con-donare

Pubblicato: 20/09/2025
Vera felicità è con-donare

L’“amministratore disonesto”, questo è il tema della parabola che Gesù ci propone.

Uno strano titolo! Che cosa si vorrebbe intendere? Cosa vuol dire? Cosa vuole comunicarci Gesù? Deve essere lodata la disonestà? Indubbiamente no, ma quello che Gesù “loda” è la scaltrezza dell’amministratore disonesto, il quale, sorpreso nei suoi movimenti loschi e opportunistici  decide di condonare i debiti ai debitori del suo padrone. Lo fa richiamando in qualche modo la preghiera del Padre nostro: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Si tratta in fondo di un “condono”, dono condiviso.

Gesù che era spesso a tavola con peccatori e pubblicani e veniva pure contestato per questo, si serve di categorie da loro conosciute, in quanto abili amministratori e forse anche disonesti, per comunicare  un messaggio nuovo e così rovesciare la situazione. Cioè li invita ad usare la loro ricchezza per cambiare atteggiamento e dare uno spessore spirituale al gesto del condono. Non per tenere per se stessi, ma per “con-donare”, dare agli altri, condividere con gli altri, usare misericordia con gli altri per ottenere misericordia da Dio. Quello infatti è l’investimento migliore.

“Devi dare 100 al tuo padrone? Scrivi 50. Devi dare 80? Scrivi 30”. Probabilmente quell’amministratore aveva deciso di rinunciare a quello che avrebbe attinto per sé in maniera disonesta, al suo capitale, alla sua ricchezza, perché la ricchezza è il vero nemico della fede.  

Se la ricchezza è nemica della fede bisognerà concludere che i ricchi non si salvano? Beh, non dimentichiamo l’asserto lapidario di Gesù: “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. Lui sa bene che l’ostacolo maggiore nel cammino di salvezza non è Satana, nemmeno i peccati che possono essere perdonati quando c’è un sincero pentimento, ma è proprio la ricchezza.

La ricchezza quando ti pone in quell’atteggiamento tipico di chi confida nelle cose che possiede, è sereno, si sente sicuro, tanto da contare proprio sul denaro, sulle certezze che rinvengono dal sapersi sicuro in quelle cose materiali, nei suoi averi, i suoi beni e il proprio conto in banca, indubbiamente allontana da Dio che per assurdo viene pure ritenuto inutile.

Può capitare che un ricco anche sicuro di sé e delle sue cose frequenti anche la propria chiesa parrocchiale, svolga degli esercizi di devozione, preghi insieme agli altri, ma è molto probabile che il suo cuore sia ancora in banca. Perché quello che conta per un ricco troppo legato ai beni effettivamente è sapersi agiato, forte, attento solo al proprio benessere fisico ed economico. Ma la storia ci conferma anche di situazioni diverse e di ricchi che, nel tempo, hanno capito quanto sia importante condividere, “con-donare”, perché effettivamente, la vera gioia si vive nella condivisione, nell’avere un cuore aperto agli altri, nell’essere generosi con gli altri, condividere il proprio pane con gli altri. Da qui capiamo che non è, in assoluto, condannata la ricchezza, ma quella ricchezza che ostacola la salvezza, ed è di  impedimento per il cammino di conversione. Ecco perché Gesù ci chiede di usare la nostra ricchezza, quello che siamo e che abbiamo con la scaltrezza dell’amministratore disonesto, che capisce l’importanza di porre attenzione agli altri, di curare e relazioni.

L’amministratore stava vivendo un momento difficile  sapeva che sarebbe stato messo alla porta e per questo pensò di farsi degli amici, proprio tra quelli che si trovavano in debito col suo padrone. Aiutandoli con i condoni avrebbe aperto una breccia nel loro cuore e sarebbero diventati suoi amici.

Alla fine capiamo che quelli che potranno aiutarci un giorno sono proprio i bisognosi, i poveri. Sono loro i nostri veri amici, quelli che un giorno ci presenteranno a Dio se Gli saremo stati fedeli condividendo quello che abbiamo con loro.

Saranno i poveri, ad aprire la “porta santa” della vita eterna per noi.

L’attenzione per i poveri ci permetterà di vivere in pienezza la nostra fede.

“Amate il Signore, amate la gente, amate i poveri, soprattutto e siate anche voi poveri”. Non dimenticherò mai queste  parole di Don Tonino Bello, una sorta di  testamento che può sempre costituire un impegno di vera felicità per ciascuno di noi.

don Alfonso GIORGIO



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