Una "Luce Gentile' in mezzo a tante tenebre

Pubblicato: 03/01/2026
Una "Luce Gentile' in mezzo a tante tenebre

Siamo ancora nel tempo di Natale, la liturgia ci ripropone il testo di Giovanni, il famoso "prologo". Nel prologo di un'opera, in genere, noi vediamo un po' tutta la sintesi di quello che è il messaggio racchiuso nel testo. Anche in questo caso è possibile ricavare una sintesi ma per il Vangelo non la si ottiene mai in maniera esaustiva.

In ogni caso, a me pare che tre potrebbero essere gli aspetti-sintesi da sottolineare, tre temi che potrebbero scaturire proprio dai tre termini, tre sostantivi usati da Giovanni e cioè: "Verbo", "luce' e "testimonianza".

- Innanzitutto è la Parola, è il "Verbo" che si è fatto carne. Questo indubbiamente è il mistero che celebriamo perché riconosciamo in quel Bambino il figlio di Dio che è venuto sulla terra: "Dio che si è fatto carne", la Parola che si incarna, e per questo può anche toccare la nostra vita così che le nostre parole possano essere, in qualche modo lo strumento attraverso il quale far passare questa Grazia, questo amore di Dio per noi che è venuto sulla terra.

- Il tema della "luce" sicuramente ci induce a riflettere su quello che è Gesù per noi: Egli è la luce che illumina, è una luce splendida, una 'luce gentile" - così come affermava il cardinale Newman - che accompagna i nostri passi, ma è anche quella luce che noi dobbiamo portare nel cuore e che dobbiamo testimoniare. Ecco inserirsi, quindi l'altro tema: - la testimonianza, noi possiamo essere testimoni di quella luce, consapevoli che non siamo noi la luce. I guai cominciano, potrei dire, quando pretendiamo di essere noi luce per gli altri, di essere noi addirittura la luce divina, la luce che viene nel mondo e talvolta questo accade quando, appunto, non viviamo l'umiltà dell'apostolato, dell'essere solo discepoli di Gesù. Il Maestro è Lui questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

La testimonianza sicuramente si configura come un nostro compito, la nostra vocazione cristiana che ci rende capaci di testimoniare la luce anche in mezzo a tante tenebre, in mezzo a tanto squallore, in mezzo al dolore, in mezzo ai soprusi, alle violenze, alle sofferenze che l'uomo purtroppo è costretto a subire in ogni parte del mondo.

Noi possiamo essere quella luce che illumina. Ecco perché il Vangelo precisa che "a quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio", perché questa consapevolezza e disponibilità d'animo ti rende capace poi, di essere luce per gli altri. È questo il punto centrale: noi dovremmo accogliere, e ciò comporta una decisione: accogliere o no!

Se accogliamo Cristo nella nostra vita che è la Luce sui nostri passi, allora dobbiamo impegnarci poi, a testimoniarla questa luce, anche a costo di rimetterci di persona.

Essere luce, come diceva don Tonino Bello significa portare noi stessi, la nostra fede, il nostro impegno ma senza farne motivo di vanto: "nella vita non dobbiamo fare faville, non dobbiamo fare scintille, dobbiamo fare luce anche nel silenzio" e la luce è bella non necessariamente sul palcoscenico del mondo in mezzo alle mille luci che offuscano la nostra, ma nel silenzio e nel buio, per far sì che la nostra luce risplenda di più e sia ancora più visibile. E perché sia visibile, la nostra luce, è necessario allora che se anche si trattasse di un piccolo frammento, sia scintillante, sfolgorante e che venga riconosciuta in mezzo a tante tenebre.

"Guidami Tu, Luce gentile,
attraverso il buio che mi circonda,
sii Tu a condurmi!
La notte è oscura e sono lontano da casa,
sii Tu a condurmi!
Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere
ciò che mi attende all’orizzonte,
un passo solo mi sarà sufficiente.
Non mi sono mai sentito come mi sento ora,
né ho pregato che fossi Tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino;
ma ora sii Tu a condurmi!
Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura,
il mio cuore era schiavo dell’orgoglio;
non ricordare gli anni ormai passati.
Così a lungo la tua forza mi ha benedetto,
e certo mi condurrà ancora,
landa dopo landa, palude dopo palude,
oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà;
e con l’apparire del mattino
rivedrò il sorriso di quei volti angelici
che da tanto tempo amo
e per poco avevo perduto".
("In mare, 16 giugno 1833, preghiera "Guidami Tu, Luce gentile", di John Henry Newman)

don Alfonso GIORGIO



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