Senza Gesù non ha senso

Pubblicato: 13/06/2026
Senza Gesù non ha senso

Nel brano evangelico di questa domenica, Gesù rivolge lo sguardo verso la folla e ne sente profonda compassione. Vede persone stanche, sfinite e disorientate, simili a pecore che non hanno un pastore. È proprio di fronte a questa stanchezza e a questo smarrimento umano che Gesù pronuncia una frase celebre e programmatica: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe».

Lo sguardo sulla messe e la "Chiesa del grembiule". Dire che «la messe è abbondante» custodisce un significato preciso e straordinariamente positivo. Significa che ogni essere umano, in qualsiasi condizione si trovi, è intrinsecamente maturo per vivere l'esperienza di essere figlio di Dio. Non dobbiamo attendere un futuro ideale o tempi migliori per agire.

Questo sguardo fiducioso sulla realtà ci richiama l'invito profetico di don Tonino Bello a incarnare la «Chiesa del grembiule», l'unico paramento sacro che il Vangelo ci ricorda Gesù abbia indossato oltre alle vesti quotidiane.

Come scriveva don Tonino: «La Chiesa del grembiule non è una Chiesa che si mette in mostra, ma una Chiesa che si mette la tuta; non parla dall’alto di una cattedra, ma si china a lavare i piedi della storia».

Non dobbiamo attendere un futuro ideale o tempi migliori. Il mondo, esattamente così com'è oggi, rappresenta una messe già pronta per la mietitura.
La Chiesa e ciascuno di noi siamo chiamati ad adottare questo stesso sguardo maturo, fiducioso e positivo sulla realtà circostante.

Dio non è distante, ma è già misteriosamente all'opera nel cuore del mondo; l'altro non è mai un terreno arido, ma un campo fertile che attende solo di essere curato.

Subito dopo aver invitato alla preghiera, Gesù compie un gesto concreto: chiama a sé i dodici discepoli e condivide con loro la sua stessa missione. Questo ci rivela una logica fondamentale dello stile di Dio. Il Signore non desidera agire da solo: sceglie di aver bisogno di noi per far giungere a chiunque la carezza e la cura della sua presenza.

Siamo chiamati, come i primi apostoli, a diventare quegli operai capaci di accudire le ferite, sanare le infermità e ridare speranza a chi si sente stanco e sfiduciato.

La chiamata alla missione non è un privilegio per pochi, ma la vocazione originaria di ogni cristiano che ha scoperto la bellezza e la gioia del Vangelo.



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