Oltre la Trappola del Potere: Politica, Fede a confronto

Pubblicato: 17/10/2026
Oltre la Trappola del Potere: Politica, Fede a confronto

​Nel cuore del ministero pubblico di Gesù a Gerusalemme, la tensione con le autorità religiose e politiche tocca il culmine. Nel capitolo 22 del Vangelo di Matteo, assistiamo a una vera e propria convergenza di interessi opposti pur di sbarazzarsi di un Maestro che smaschera le ipocrisie del sistema.
​Farisei ed erodiani — tradizionalmente acerrimi nemici, i primi ostili all'occupazione romana e custodi rigorosi della Legge, i secondi collaborazionisti e sostenitori della dinastia di Erode — stringono un'alleanza strategica. Il loro obiettivo non è il dialogo, ma incastrare Gesù ("cogliere in fallo nei suoi discorsi", letteralmente prendere al laccio con una parola). La domanda posta a Gesù è una classica trappola a tenaglia: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
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​Il contesto storico della moneta (census)

​Il tributo menzionato non è una tassa generica, ma il census: una tassa pro-capite imposta dall'occupatore romano a ogni suddito. Pagare questo tributo significava riconoscere l'autorità e la sottomissione politica all'Impero Romano (allora governato da Tiberio Cesare).
​Se Gesù avesse risposto "Sì, è lecito", sarebbe apparso ai giudei e ai nazionalisti come un traditore del popolo di Dio, un collaborazionista filo-romano privo di zelo religioso.
​Se avesse risposto "No, non è lecito", gli erodiani lo avrebbero immediatamente denunciato alle autorità imperiali come un agitatore politico e un sovversivo passivo di arresto immediato.
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La mossa spiazzante: lo specchio dell'immagine

​Gesù non cade nella polarizzazione ideologica. Non risponde con un astratto sì o no, ma chiede che gli venga mostrata la moneta del tributo. Gli presentano un denaro.
A quel punto compie un'operazione di estrema profondità esegetica e antropologica:
​«Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?»
​«Di Cesare»
, rispondono.
​Poiché la moneta porta impressa l'effigie e il titolo del sovrano terreno, appartiene formalmente all'ordine economico e politico di Cesare. Restituire a Cesare ciò che porta la sua effigie è un atto dovuto di ordine civile.

Il ribaltamento: A chi appartiene l'uomo?

​La sentenza di Gesù non traccia semplicemente un confine tra Stato e Chiesa (interpretazione spesso anacronistica), ma opera un salto verticale di senso: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
​Qui risiede il nucleo teologico profondo: ​Cesare pretende il denaro perché su di esso è impressa la sua immagine.
​Dio pretende l'uomo intero, perché l'essere umano non porta stampata l'effigie di un imperatore mortale, bensì l'immagine e somiglianza di Dio stesso (Imago Dei).
​Come sottolineano i Padri della Chiesa (da Gregorio Nisseno in poi), la moneta torna nelle mani di Cesare, ma il cuore, la libertà e l'esistenza dell'uomo appartengono unicamente a Colui di cui portano il sigillo originario. Nessun potere terreno – ideologico, economico o politico – può pretendere l'adorazione o l'assolutismo che spetta solo a Dio.

​La Prospettiva di Don Tonino Bello: La Politica come Servizio all'Uomo

​Un aggancio spirituale e pastorale fondamentale a questa pagina evangelica si trova nella figura e nell'insegnamento del Venerabile don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, che ha fatto della riflessione su politica, fede e dignità umana un pilastro del suo ministero. 
​Don Tonino ricordava spesso come il cristiano non debba fuggire dalle responsabilità della polis per paura di "inquinarsi", né cedere alla tentazione di idolatrare il potere. In perfetto accordo con l'insegnamento di Gesù:
​I due verbi del servizio: commentando il ruolo dei credenti nella società, don Tonino sottolineava che chi si impegna nella politica civile deve avere "la compassione delle mani, del cuore e del cervello". Non si tratta di gestire il potere per fini personali, ma di riscoprire la politica come "arte nobile e difficile" al servizio dell'uomo. 

​La dignità oltre la moneta.

Don Tonino metteva in guardia dai "Cesari moderni" — le logiche di profitto, l'individualismo e la tecnocrazia — che riducono le persone a numeri o strumenti di guadagno. Rispondendo al monito di Gesù, ricordava che il volto dell'uomo, specialmente del povero e degli ultimi, reca un'impronta divina che nessuna legge umana o logica economica può calpestare o comprare.

​La riflessione spirituale e l'eredità di don Tonino Bello ci riconsegnano una domanda provocatoria: Quali "Cesari" pretendono oggi la nostra incondizionata sottomissione? Spesso rischiamo di consegnare la nostra coscienza, i nostri timori e le nostre lealtà a idoli secolari — il successo, il potere, l'approvazione sociale — dimenticando che la nostra vera identità di figli ci libera da ogni asservimento ideologico.
​Riconsegnare a Dio ciò che è di Dio significa custodire la libertà interiore, vivendo la storia e la politica con profonda responsabilità civile, ma tenendo lo sguardo fisso sulla dignità inviolabile di ogni persona humana.

don Alfonso GIORGIO



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