Nel Servizio è la vera Gioia

Pubblicato: 06/08/2022

Lc.12, 32-48 

Nel Servizio è la vera Gioia

Il Vangelo di questa domenica ci esorta ad essere pronti: “state pronti”.

Sì, perché il Signore verrà; questo è il senso dell’esortazione di Gesù che disillude e sprona a non crogiolarsi, magari rinviando i preparativi con l’idea che tanto “tarda a venire”.

Per cui non ci sarebbe bisogno di prepararsi. A che servirebbe? Ma la storia ci dice che poi arriva sempre e all'improvviso e quando arriva ti ritrovi impreparato.

La maturità del cristiano, l’autenticità del credente, e per certi versi, anche direi di una persona, in generale, sta proprio in questo, essere sempre pronti.

Mi viene da fare un’analogia e mi permetto di proporla attingendo al mondo dei non vedenti di cui mi occupo da un po’ di tempo a nome della Chiesa italiana: spesso mi capita di vedere i cani guida accoccolati e accasciati accanto ai propri padroncini. E li vedi lì, diciamo accucciolati, a riposare, però quando il padrone prende tra le mani la barra specifica dell’accompagnamento che questi stupendi animali riconoscono come strumento di lavoro, subito scattano in piedi. Sono dunque sempre pronti! Sembrano abbandonati a se stessi nel loro sonno ristoratore ma, in realtà, questi cani sono sempre pronti, perché il padrone, in qualsiasi momento deve potere disporre di loro, ed essi lo sanno.

La parabola ci rimanda proprio a questa disponibilità che noi dovremmo avere così che quando veniamo chiamati - e qui il riferimento è alla vita eterna -  il Signore ci trovi pronti, capaci di affrontare quel giudizio e vivere quel passaggio necessario che è poi il passaggio alla vita di Dio.

I “fianchi cinti” ci rimandano ad una dignità da custodire sempre; lo “stare in piedi” e camminare insieme agli altri, ci permette di essere vigili e attenti a tutte le esigenze del cammino. Queste sicuramente sono le caratteristiche della persona matura nella fede che non rimanda non dissimula e non mente se stessa..

Come credente devo essere pronto, non domani ma “qui ed ora”, cioè in ogni momento. Tra l’altro questa “prontezza” deve essere caratterizzata da uno spirito di servizio.

Non si può attendere da “sfaccendati” perché l’attesa vuota e sterile mortifica e mette solo agitazione e tensione.

Lo stile del cristiano dovrebbe essere quello del servo  intento ad amare Dio e il prossimo.  

Don Tonino Bello attribuiva ai sacerdoti, questa prerogativa importante dell’essere umili servi del Signore con la simbologia della stola e del grembiule. Circa la stola non si fa fatica a capire che è un paramento tipico del sacerdote che rimanda alla dignità e anche alla delicatezza del ministero presbiterale; non è difficile porla sulle spalle, il problema sorge quando si deve decifrare la simbologia del grembiule.

Può essere che la stola prevalga sul grembiule e che ne vengano evidenziati i diritti e le potenzialità sacre. Don Tonino giustamente evidenziava un aspetto che è fondamentale e che non può essere eluso. In effetti, noi presbiteri, talvolta, vorremmo, in qualche modo delegare il servizio perché ci riesce più facile, ma in questo modo tralasceremmo proprio quel rito solenne ed esemplare che Gesù ha compiuto nell’Ultima Cena quando ha lavato i piedi ai suoi apostoli.

Ma questa richiesta di servizio e attesa vigile non riguarda solo il clero. Il Maestro la rivolge a tutti coloro che credono in Lui e non lo fa con atteggiamento minaccioso, ladro di vita, questa potrebbe essere solo  la proiezione delle nostre paure e dei nostri moralismi; ma piuttosto palesando l’impensabile con l’immagine di un Dio che si fa servo dei suoi servi, che “li farà mettere a tavola e passerà a servirli”; che si inginocchia davanti all’uomo, con stima, rispetto, gratitudine.

E così i servi diventano signori. E il Signore è servo. Un'immagine inedita di Dio che solo Gesù ha osato, un Dio capovolto, chinato davanti agli apostoli, i loro piedi nelle sue mani; e poi inchiodato su quel legno per morire per amore nostro. Lui, Gesù mi aveva affidaato le chiavi di casa ed era partito, con fiducia totale, senza dubitare. Il miracolodella fiducia del mio Signore mi seduce di nuovo: io credo in Lui, perchè Lui crede in me. questo sarà il solo Signore se io servirò con amore.

Gesù effettivamente capovolge l’immagine di un Dio totalmente altro, padrone e lontano dalla nostra vita  e ce lo rende vicino più di quanto noi stessi possiamo immaginare. Questo è il punto più commovente e sublime di questa parabola: quando accade l’ inconcepibile: il Signore si mette addirittura a fare il servo, si pone al servizio della mia persona!

A riguardo il Santo vescovo di Molfetta è molto chiaro; il rischio più grave è proprio questo: delegare agli altri questa scomodità del servizio e perdere a sublimità di questo incontro con Dio! In realtà è proprio nel servizio che noi dimostriamo maturità di fede e anche prontezza spirituale per camminare, per partire in direzione della casa del Padre, ma anche per amare il nostro prossimo come Gesù fa con noi ed incontrare un Partner prezioso da amare ed accogliere per sempre.

don Alfonso GIORGIO



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