Le pietre di scarto nel cuore di Dio

Pubblicato: 03/10/2026
Le pietre di scarto nel cuore di Dio

Il Vangelo di questa domenica ci parla di una vigna. Una vigna che è il mondo, il nostro mondo che ci è stato data in "affitto".

L'immagine è chiara: il padrone è il Signore. Lui ci ha affidato questa vigna, ma la vigna non è nostra. Noi non ne siamo i padroni, ne siamo gli affittuari. Il nostro compito è solo uno: farla fruttificare.
Per questo il padrone manda i suoi emissari, manda qualcuno a verificare il raccolto, a vedere lo stato della vigna. Ma quei vignaioli sono intemperanti ed orgogliosi non vogliono nessuno tra i piedi e si sentono padroni. Uccidono i servi inviati. Perché? Perché sono invidiosi e gelosi. Credono che tutto appartenga a loro.

E invece - questo è il senso profondo della parabola - tutto ciò che abbiamo è di Dio.

Lo ricorda molto bene Sant'Agostino quando commenta questa pagina: il Signore ci circonda con il suo amore. Ha scavato un torchio perché la vigna possa dare vino, l'ha circondata con una siepe per proteggerla, vi ha costruito una torre per custodirla.
Il padrone è presente, anche se in modo misterioso, è qui con noi. Siamo noi, molto spesso, ad allontanarci da Lui.
Così, il padrone manda altri servi, e anche quelli vengono uccisi.
Alla fine manda il Figlio. Il Figlio è Gesù stesso. Gesù parla di sé. Ma anche il Figlio non viene accolto. Viene scartato.
E Gesù parla di sé come della "pietra scartata" dai costruttori, che è diventata testata d'angolo.

Sono espressioni molto care a don Tonino Bello. Le "pietre di scarto". Un'espressione ripresa anche da Papa Francesco: le pietre di scarto sono gli ammalati, i clochard, i poveri del mondo, tutti coloro che la società giudica inutili e che invece il Signore prende e mette in prima fila per costruire il suo edificio.

Come dice ancora Sant'Agostino: l'uomo è intento a costruire con pietre scelte, pensando di fare cosa buona e solida, mentre il Signore costruisce in modo diverso. Costruisce proprio con le pietre scartate, a cominciare dalla pietra più grande e più bella che è stata scartata, che è Gesù.

Ecco allora l'invito per noi: che non ci accada mai di scartare Gesù nella nostra vita, di eliminarlo, di gettarlo via come una pietra inutile. Spesso il mondo fa proprio così: vive come se Dio non ci fosse, non lo prega più, non lo riconosce più. Lo scarta.
Il Signore, invece, ci chiede di assumere questa pietra, di farne il fondamento dell'edificio della nostra vita.

don Alfonso GIORGIO



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