La vita diventa culto gradito a Dio quando è vissuta come dono di Servizio

Pubblicato: 01/09/2021

(Marco 7,1-8.14-15.21-23)

La vita diventa culto gradito a Dio quando è vissuta come dono di Servizio

In questa domenica potremmo dire che il tema principale è l’interiorità. Un’ interiorità che deve essere vissuta in pienezza e percepita anche esteriormente. Esteriorità e interiorità insieme.

L’esteriorità dei riti potremmo dire che non ci salva perché un rito pur eseguito perfettamente, magari può aiutarci, ed in un certo senso ci rende liberi da altri oneri, ci mette al sicuro dalle paure, ci fa entrare in una sorta di routine del “si è sempre fatto così” come spesso si dice anche nelle parrocchie, ma non ci converte nel profondo.

La fissità delle azioni liturgiche che caratterizza la ritualità ripetuta sempre allo stesso modo nasconde il rischio di ritrovarsi a vivere una religiosità di facciata. A questo livello bisogna dire che  anche la nostra vita, il nostro quotidiano - se vogliamo - è caratterizzato da queste ritualità; quindi non è che in se stesso il rito venga condannato. Gesù non mette in discussione il rito ma piuttosto il modo in cui questo viene vissuto: una ritualità esteriore che non corrisponde all'interiorità. 

Mentre gli scribi e i farisei che gli sono attorno cercano sempre di condannarLo, di denigrarLo ed, in questo caso, accusarlo di indurre i suoi discepoli a non rispettare le tradizioni, Gesù è intento a guarire gli ammalati, a consolare gli afflitti, predicando conversione e vita nuova secondo il messaggio evangelico predicato e vissuto. La questione delle abluzioni prima dei  pasti  diventa così un’occasione di scontro, un cavillo insignificante rispetto alla gravità delle situazioni sanate da Gesù.

A quel tempo c'erano rabbini che, trovandosi rinchiusi in carcere e non avendo la possibilità di fare le abluzioni, piuttosto che accostarsi al cibo senza abluzioni morivano di fame.

Ma dare importanza all’esteriorità a cosa serve? Quello che è importante è la nostra interiorità, il nostro rapporto con Dio. Il rito dovrebbe avvicinarci a Dio e non allontanarci da Lui. E’ questo il messaggio di Cristo che, tra l’atro qui è molto chiaro.

Lo troviamo in tutta la sua pienezza: un’esecuzione asettica, perfetta di un rito, di una liturgia, ci può portare certamente in avanti, ci può indurre a credere di più, ci può rendere migliori nei modi, certo, ma questo non basta perché occorre interiorizzare i contenuti stessi del rito.

Riguardo  alla liturgia ricordo il pensiero del vescovo, padre Mariano Magrassi che soleva dire in riferimento alla comunità: “dimmi come celebri e ti dirò chi sei”; non certamente riferendosi all'esteriorità della celebrazione ma piuttosto al modo con cui  i fedeli celebrano il Mistero e  si rivolgono a Dio.

Deve essere una celebrazione del cuore, un rito vissuto con il cuore, un rapporto con Dio che sia vissuto all’insegna della interiorità, della intimità con Lui che promuova un coinvolgimento emotivo-spirituale; il coinvolgimento del proprio cuore affinché si preghi con tutta l’anima ed in seguito si traduca tutto questo in carità verso i fratelli.

Il rito, espressione della propria interiorità, non può che essere vissuto così, con questo atteggiamento.  A tal riguardo don Tonino Bello diceva pure che “la vita diventa culto gradito a Dio” quando  si fa preghiera  nell’amore verso Dio e verso  il prossimo, e posso dire, per averlo visto anche con i miei occhi, che lui, in prima persona, è diventato culto gradito a Dio, con la sua vita. Fino all'ultimo ha partecipato al mistero pasquale di Cristo con la sua malattia, con la sua continua immolazione, e con la sua morte.

Don Tonino Bello soleva anche dire  riguardo alla vita comunitaria: "la parrocchia può essere il luogo dove ci si dimentica dei problemi del mondo, si sta bene insieme, si celebra una bella liturgia ma questo non è sufficiente perché dovrebbe essere soprattutto “la fucina dove si alimentano le speranze".

Se il rito non porta a questo, allora è vissuto solo in maniera esteriore, asettica, ed un rito vissuto in maniera asettica non suscita cambiamenti nella vita. Facciamo tesoro di questa Parola del Signore e  della grande testimonianza di don Tonino Bello che, oltre ad aiutarci a comprendere bene il messaggio di questa domenica, ci prepara a vivere in pienezza le nostre liturgie. 

don Alfonso GIORGIO



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