La Santità nei panni della quotidianeità

Pubblicato: 01/11/2025
La Santità nei panni della quotidianeità

Dopo la “parata” dei riti di Halloween, le mascherate, tutta quella roba che portano in giro, che poi, alla fine, non è altro che consumismo. Dopo le violenze registrate ovunque, perché non c'è festa Halloween che non porti morte. Adesso celebriamo giustamente la solennità di tutti i Santi, perché la santità è il nostro obiettivo, potremmo dire, ciò che ci aspetta, ciò che dovremmo essere, in quanto credenti. San Carlo Acutis ce lo ribadiva: “la nostra meta è il Cielo”, è la santità. Siamo qui, in questo mondo per essere santi. Non a caso i cristiani nei primi tempi venivano definiti proprio così: “i santi”, cioè coloro che vivevano e testimoniavano con coerenza la santità di Dio.

Il messaggio più alto che rinviene dal Vangelo che oggi la liturgia ci propone è: riuscire ad affrontare anche le difficoltà, a contenere il dolore, a sopportare il dolore e ogni sofferenza con la consapevolezza che “saremmo consolati”. Potremmo dire, in un certo senso, con la bellissima pagina delle Beatitudini, che la nostra storia di Fede comincia con il pianto, il pianto che poi troverà consolazione, il pianto in Cristo e la santità che raggiungeremo sarà per noi la prova che il Signore è con noi proprio quando stiamo soffrendo.

Il cristiano non toglie la sofferenza dalla propria vita, non annulla l’impegno che deve metterci per resistere nei disagi o i sacrifici che deve affrontare in determinate situazioni difficili, ne toglie magicamente il dolore del momento, ma  supera tutto questo e lo affronta con una visuale nuova, con una prospettiva alta: la santità come fonte di serenità e come traguardo definitivo.

Alcuni “perfezionisti della fede” ritengono che la santità si possa raggiungere in determinate situazioni favorevoli e che sia una prerogativa di pochi. Invece la storia della Chiesa e della stessa umanità ci dice che la santità è per tutti e che la si deve ricercare nel quotidiano “con quello che c’è al momento” nella nostra vita, non in un futuro impossibile o in situazioni di confort. Anzi paradossalmente è proprio quando usciamo dalle nostre zone confort che veniamo messi alla prova ed è lì che si gioca la nostra credibilità e la Grazia di Cristo misteriosamente agisce. Non in situazioni “artefatte”,  precostituite, ovattate ma in quelle realtà nelle quali, magari, non vorremo nemmeno stare. Inaspettatamente potremmo dire, che è proprio nel compimento della volontà di Dio che è possibile farsi “santi come Colui che è Santo” (cfr.1Pietro 14,16). Solo quando ci si riconcilia con ciò che c’è, con ciò che c’è stato affidato, solo allora quella realtà diventa un luogo di santità. Diversamente si trasforma in una sorta di campo minato, nel qale ogni occasione è buona per fallire, per far “saltare per aria” il piano di Dio su di noi.

“La santità è per tutti”, ricordo a tal proposito un discorso che don Tonino Bello dedicò ai giovani cresimandi, esortandoli alla testimonianza: “sforzatevi di essere testimoni di Gesù Cristo tanto che chi vi guarda possa vedere in voi proprio Lui, le cose buone, le cose pulite e nobili”. E poi parlava di una santità che appunto veste i panni della quotidianità, un pò come quella santità del porta accanto di cui ci parlava Papa Francesco.

Tutti possiamo essere santi, è la nostra ambizione più alta, è il nostro compito più importante per noi credenti, perché testimoniare la bellezza del Vangelo ci dà davvero tanta gioia.

don Alfonso GIORGIO



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