La gioia di "diventare nomadi" per Cristo

Pubblicato: 06/01/2022

Solennità dell’Epifania

Mt. 2,1-12

La gioia di "diventare nomadi" per Cristo

È la solennità dell’Epifania: una luce viene posta dinanzi ai nostri occhi. Si tratta di una festa luminosa. Il Vangelo ci ricorda il cammino dei Magi ed il desiderio che avevano maturato nel cuore di cercare Dio o quanto meno porsi alla ricerca della verità. Si sono lasciati coinvolgere da una voce interiore che li ha spinti ad andare oltre i propri confini ma anche a guardare verso l’alto.

Così come afferma il profeta Isaia, i Magi hanno risposto all’invito di guardare in profondità e ad alzare gli occhi per guardare le stelle e per questo hanno seguito la stella. Il  cammino verso la luce è durato mesi e mesi ed in loro è sempre più cresciuto il desiderio di trovare Dio. In un certo senso, potremmo dire che quello dei Magi dovrebbe essere il percorso di ogni credente, di ogni uomo, di ogni donna che veramente vuole mettersi alla ricerca, uscendo da se stesso. Questo sarebbe il regalo più grande che potremmo fare al Bambino Gesù: così come hanno fatto i Magi che presentando l’oro, l’incenso e la mirra hanno manifestato tutta la gioia del desiderio. Perché è proprio così: Dio desidera essere desiderato, vorrebbe che noi lo desiderassimo. A riguardo San Francesco, piangendo per le strade di Assisi diceva a coloro che gli chiedevano perché piangesse. “io piango perché l’amato non è amato, perché colui che è l’amante non è amato, viene ignorato”.

Mi pare che oggi, nonostante le feste che stiamo vivendo, proprio in questo tempo di Natale, sono in molti ad ignorare proprio Dio, Colui che dovrebbe essere festeggiato ed a vivere come se Dio non ci fosse. Il motivo è che il desiderio di Dio si sta affievolendo nei nostri cuori ma noi lo possiamo alimentare.

Le cose possono cambiare attraverso la preghiera, accrescendo la gioia di stare insieme e di camminare insieme. Infatti il cammino se vissuto in maniera solitaria ed individualista diventa poco significativo e non incide sulla nostra vita. Lo dobbiamo fare insieme; come i Magi dobbiamo entrare anche noi in quella carovana che cerca, che cammina e cammina. Così come affermava don Tonino Bello anche noi dobbiamo “diventare nomadi”, dobbiamo farci nomadi per Dio, camminare ed essere persone che si mettono in viaggio per fede: “se non cammini sei morto”, non vivi più. Se uno non cammina, non cerca più, perché si sente sicuro nella sua stabilità e da “stabilizzato” ha già strutturato tutto, ha pianificato tutto, ha programmato tutto per cui tutto deve andare così come previsto. Non c’è spazio per la sorpresa di Dio, non c’è spazio per l’incontro, non c’è più ricerca, c’è solo appiattimento e prevedibilità per cui si rientra in quella “routine” del “si è sempre fatto così”.  Se c’è una cosa che può offendere Dio, è quella di pensare di poterLo rinchiudere in schemi precostituiti o di conoscerlo già. Perché poi questo vorrebbe dire rimpicciolirLo a propria misura, mentre Dio trascende ed  è sempre altro, sempre oltre.

Ecco che i Magi ci indicano il cammino giusto da percorrere, che è fondamentalmente il cammino stesso, cioè la volontà di camminare, perché la meta è camminare per incontrare. Durante il cammino, infatti incontriamo tanti volti, tanta gente nuova ed alla fine ci accorgiamo di incontrare Dio stesso. Questo sicuramente può essere il percorso giusto, il percorso che si può fare per giungere alla grotta di Betlemme, ma soprattutto per andare nel cuore di Dio, per incontrarlo e capire quanto sia vivo e palpitante d’amore per noi. Lui ci aspetta sempre con amore, siamo noi che, a volte lo deludiamo.

don Alfonso GIORGIO



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