La fine di un "Certo Mondo”

Pubblicato: 15/11/2025
La fine di un "Certo Mondo”

“Non sarà lasciata pietra su pietra”.

E tutto quello che vediamo con i nostri occhi, anche le più grandi meraviglie del mondo costruite da mano d’uomo, come il Tempio di Gerusalemme al tempo di Gesù o le famose piramidi e monumenti sparsi in tutto il mondo o le opere più grandiose e avveniristiche realizzate dai più grandi architetti, non rimarranno in piedi per sempre!  

Domenica scorsa abbiamo parlato di un tempio e celebrato la festa di un simbolo della cristianità quale è la Basilica Lateranense costruita nel 324 d. C., la prima cattera del successore di Pietro. E abbiamo parlato anche di pietre, ma non come quelle che compongono il tempio di Gerusalemme. Abbiamo parlato di noi stessi, come tempio di Dio vivente, impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale (1Pt 2,5) che è la Chiesa di Dio, fondata sulla pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo (Sal 118,22-23), Gesù Cristo nostro Signore. È, questa, una delle metafore bibliche più belle del Vangelo riguardo alla Chiesa, perché ci invita a saper guardare sempre oltre il suo rivestimento storico.

La Chiesa, popolo di Dio in cammino nella storia, non deve mai fermare lo sguardo su sé stessa, o sulle strutture materiali che l’accolgono, ma tenerlo sempre fisso in alto, finché si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo, come diciamo nell’embolismo in ogni celebrazione eucaristica.

Gli ebrei che si soffermavano ad ammirare il loro tempio costruito dopo più di 46 anni, rappresentano l'ammirazione per l’opera fatta da mani d’uomo per Dio, più che per l’opera di Dio per gli uomini. Gesù, mentre tutti guardano con stupore coglie l’occasione per annunciare profeticamente la sua distruzione che avverrà realmente nel 70 d.C. per poi prendere le mosse, per il suo discorso sui temi ultimi, proprio dalla domanda – “quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno” (Luca 21,7) che gli viene posta da chi ha ascoltato il suo annuncio.

Possiamo dire con le parole di Gesù che tutto ciò che è materiale soccomberà, in qualche modo, prima o poi soccomberà! Tutto finirà. Ci sarà una fine, questo è certo. Direi che su questo punto siamo tutti d’accordo, infatti, anche chi non crede in Dio lo deve ammettere, se vogliamo è un fatto scientifico, tutto ciò che è palpabile, tutto ciò che rientra nella sfera di ciò che è materiale un giorno finirà, quando il Signore vorrà.  

Con lo sguardo rivolto al Tempio Gesù lo affermava con grande effetto, non rimarrà niente di tutto questo, non vi sarà più pietra su pietra! Non voleva suscitare terrore, e oggi, a noi, non dice queste cose per farci paura, anzi l’intento, al contrario, è liberarci dalla paura, perché appunto potrebbe insinuarsi negli animi quella tanto strumentalizzata paura della fine del mondo.

Molte sette religiose e pseudo-religioni hanno lavorato molto su questo tema della “fine del mondo”, almeno in passato, per suscitare il terrore nelle persone e indurle così ad aderire ai loro gruppi per una conversione finalizzata, ma il Signore non usa questi strumenti o ricatti psicologici, per indurre l’umanità a rimanere fedeli a Lui o a credere in Lui, ma piuttosto ci invita a prendere atto di questa realtà della fine confermando che queste cose accadranno ma non dobbiamo avere paura di affidarci a Lui, allo Spirito Santo, così che in ogni situazione di pericolo, anche se dovessimo essere  perseguitati, anche quando saremo “interrogati” dal mondo circa la nostra fede, Lui metterà in noi le parole giuste, sarà lo Spirito Santo a sostenerci.

Con un’espressione di don Tonno Bello possiamo dire che non dovrebbe essere la fine del mondo a farci paura, ma piuttosto quel mondo materialista e senz’anima che ci tiene lontano dall’Amore di Dio, “non la fine del mondo quindi, ma la fine di un certo mondo” maturando il desiderio che finisca quel “certo mondo” fatto di egoismo, di individualismo, di avarizia, e potremmo aggiungere oggi,  di centramento su se stessi, di narcisismo; che finisca pure questo mondo e si inauguri “un mondo altro”, il mondo dell’Eterno, il Regno dell'Eternità felice.

don Alfonso GIORGIO



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