L’Olio di Oliva: Dono di Dio per il Corpo e per lo Spirito

Pubblicato: 01/05/2021
L’Olio di Oliva: Dono di Dio per il Corpo e per lo Spirito

In Ezechiele, quando si fa riferimento all’amore di Dio per Gerusalemme che da Lui viene paragonata ad una creatura che nasce, è scritto: “Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue che avevi addosso, e ti unsi con olio”.  (Ez 16,9; Cfr. Am 6,6; Cfr. Sal 141,5; Cfr. Est 2,1226).

L’olio è citato anche per il tempo del lutto, quando per il dolore della morte non ci si poteva più ungere (Dt 28,40 e 2Sam 12,20; 14,2; Mi 6,15). Alla povera vedova di Sarepta non era rimasto che “un po’ di olio per profumarsi” e fare focacce (2Re 4,2). La cosa singolare è che anche gli scudi venivano unti con olio, come per renderli invincibili e robusti (cfr. 1Sam 1,21; Is 21,5).

Composto con altri frutti e sostanze naturali diventava un profumo, come i profumi inebrianti citati nel Cantico dei Cantici (cfr. Ct 1,3; 4,10), unguento per il capo ed il corpo.

Importante, soprattutto, l’uso dell’olio per la consacrazione della persona eletta da Dio per una speciale missione: in questa circostanza l’olio versato sul capo indicava la dignità nuova acquisita e la forza necessaria all’esercizio dell’autorità ricevuta da Dio. Destinatari dell’unzione erano i re (cfr.1 Sam 16,13), i sacerdoti (cfr. Es 29,4) e talvolta anche i profeti (cfr.1Re 19,16). Oggi nel Rito di ordinazione, con l’olio crisma dei vescovi si compie ancora questo antico gesto.

Il consacrato con l’olio è chiamato “Unto del Signore”. Gesù è l’unto di Dio, cioè il Messia che assume in sé le sopracitate tre caratteristiche regali, sacerdotali e profetiche. La Sua missione venne da Lui stesso annunciata in Cafarnao, quando entrando in sinagoga (cfr. Lc 4, 18-19) attribuì a sé le parole del profeta Isaia: “allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto” (Is 61,3).

Pietro, a nome dei discepoli, dichiara in maniera ineludibile che il titolo di “Unto” o “Cristo” spetta a Gesù (Mt 16, 16). Il Nuovo Testamento afferma che l’unzione è riconducibile proprio all’azione dello Spirito Santo (cfr. Atti 10, 38; cfr. 2Cor 1,21).

L’olio, alimento prezioso per la tavola e per la fede, è una benedizione simbolo di prosperità, di fecondità e di fortezza.

Don Tonino Bello, compianto vescovo di Molfetta,  per parlare dell’azione dello spirito si rifaceva all’olio: “lo Spirito di Dio penetra come l’olio nelle membra di questo Unto – che è Cristo -, ne impregna i pori e le giunture, ne permea la pelle e l’anima, ne intride la testa e il petto, ne bagna i capelli e la barba, e sgocciola oggi su di noi, Popolo di battezzati, che diventiamo unti del Signore, razza messianica, cristificati da questa effusione di grazia increata. [1]

La confermata preziosità di questo particolare alimento nei secoli, fa di esso un vero e proprio dono di Dio che ci permette di unirci – ungerci - al Signore in un modo intimo e sacramentale, mettendoci gli uni accanto agli altri, uguali nella dignità e capaci di lasciare le Sue impronte in ogni realtà che incontriamo. 

don Alfonso GIORGIO

 

[1] T. Bello, Omelia per la Messa Crismale 1984,  Mezzina, Molfetta 1994, 21.



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