L’Olio di Oliva: Dono della terra e Dono di Dio

Pubblicato: 15/04/2021
L’Olio di Oliva: Dono della terra e Dono di Dio

Le prime testimonianze di coltivazione dell’olivo le troviamo in Armenia, Palestina, India e risalgono almeno a 6000 anni fa.

Si può dire che, l’olio prodotto dagli ulivi con l’antico sistema delle presse nei frantoi, da sempre è stato usato come alimento necessario e basilare per la vita degli uomini. Anche se oggi viene usato soprattutto per condire e cucinare altri alimenti, questo pregevole prodotto della natura, non può essere considerato un semplice condimento.

In se stesso l’olio, contiene tutte le caratteristiche proteiche oltre che le caratteristiche ossidanti per essere accolto come alimento importante.

I greci furono i maggiori diffusori della pratica della coltivazione dell’olivo nel mediterraneo.

Persino la mitologia greca vi fa riferimento. In un mito tratto da un’opera di Varrone e citato da Sant’Agostino si racconta che Zeus (Giove), volendo provvedere ad un sovrano per Atene e l’Attica, propose una gara tra gli dei: la sovranità sarebbe stata assegnata a coloro che avrebbero portato il dono più utile.

Alla fine, tra tutti rimasero solo due soli concorrenti: Atena (Minerva) che offrì al giudizio di Zeus l’olivo, e Poseidone (Nettuno), che si presentò con un cavallo bianco.

Vinse Atena, in quanto ritenuta portatrice di un simbolo di pace, a dispetto del dono di Poseidone, che divenne, invece  emblema di guerra [1].

Così la storia dell’ulivo si inserisce in un filo rosso che non conosce discontinuità, giacché fino ad oggi, attraverso la Sacra Scrittura, appare a noi quale segno di pace, di fecondità, salute e amore.

Nella Bibbia, l’ulivo e l’olio vengono citati moltissime volte. Si evince che l’olio faceva parte dell’uso quotidiano, rientrava tra quelle provviste ritenute necessarie per la vita della famiglia e ne veniva raccomandato l’utilizzo: “fate pure la raccolta del vino, della frutta e dell’olio, riponete tutto nei vostri magazzini” (Ger 40,10). L’olio rientra anche nell’elenco delle cose importanti da custodire come provviste: grano, orzo, olio e miele (cfr. Ger. 41,8). 

Oltre che come cibo questo antico liquido era adoperato per dare luce alle lampade. A volte veniva usato anche come merce di scambio con i paesi vicini (cfr. Ez 27,17; 1Re 5,25-26), ed era ritenuto un dono prezioso (crf. Is 57,9; Os 12,2); se ne riconosceva il potere terapeutico nell’antico e nuovo testamento (cfr. Is 1,6).

Se ne parla nei vangeli quando il buon samaritano cura il malcapitato nel deserto: “Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui” (Lc 10,34).

Nella lettera di Giacomo si invitano i cristiani ad ungere gli ammalati: “Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore” (Gc 5,14). Questa unzione e preghiera è il fondamento del Sacramento della unzione agli infermi.

don Alfonso GIORGIO

 

[1] Agostino, De Civitate Dei XVIII, 9.



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