L'invito al Banchetto e la tunica della carità

Pubblicato: 10/10/2026
L'invito al Banchetto e la tunica della carità

Il Vangelo di oggi ci mette davanti a un paradosso che interpella profondamente la nostra vita di fede. Il Regno dei Cieli non è descritto come un tribunale o una rigida aula di scuola, ma come un banchetto di nozze. Dio è un Padre che fa festa per il Figlio e che desidera solo condividere la sua gioia con noi.

Eppure, di fronte a questo invito gratuito, la prima reazione dell’umanità è il rifiuto o l’indifferenza: «Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari».

Spesso pensiamo che il peccato più grande sia la cattiveria. Questo Vangelo ci mostra invece che il pericolo più subdolo è l’anestesia del cuore: quella rassegnazione alla routine dei nostri "affari" che ci chiude alla meraviglia di Dio.

- Dai crocicchi delle strade l'eccedenza dell'Amore

Davanti al rifiuto dei primi invitati, la reazione del Re non è la chiusura, ma un’ostinata eccedenza d’amore: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». È l’invito a uscire, ad andare verso le periferie esistenziali dove la vita è ferita e frammentata.

Su questi "crocicchi" della storia risuona potente la voce e la profezia di Don Tonino Bello, che nel suo celebre testo Scritti di pace commentava la missione della Chiesa con parole che sembrano ricalcate su questa parabola: «La Chiesa deve stare sulla strada. I crocicchi delle strade sono il nostro tempio. Lì dobbiamo portare l'olio della consolazione e il vino della speranza.» (Don Tonino Bello, Scritti di pace , Vol. II)

Don Tonino ci ricorda che la sala del banchetto si riempie solo se abbiamo il coraggio di abitare la strada, di accogliere "buoni e cattivi" senza selezioni preventive, perché la grazia di Dio è costitutivamente universale.

-  Cos'è l'abito nuziale?

La parabola contiene però una seconda parte, apparentemente dura, che ci scuote: il Re entra nella sala e vede un uomo che non indossa l'abito nuziale. Perché tanta severità verso un poveraccio raccolto per strada?

A svelarci il mistero di questo abito è Sant'Agostino d'Ippona. In uno dei suoi famosi discorsi sul Vangelo di Matteo, Agostino si chiede espressamente che cosa rappresenti questo abito. Non può essere la semplice fede, spiega il Santo, perché quell'uomo era già entrato nella sala. Non possono essere i soli sacramenti, anch'essi condivisi.

«Qual è dunque l'abito nuziale? [...] L'abito nuziale è la carità. Il fine della legge è la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera" (1Tim 1,5). "Questo è l'abito nuziale. Ispezionate voi stessi: se lo avete, state sicuri al banchetto del Signore". — Sant'Agostino, Discorso 90, 1-6 (Sermo 90).

L’abito nuziale è la carità vissuta. Non basta aver risposto formalmente "sì" all’invito di Dio, non basta essere seduti in chiesa o dirsi credenti. Se la nostra vita non profuma di amore concreto, rischiamo di essere spettatori estranei alla festa.

- Per una carità feriale

Traducendo l’intuizione di Agostino per la vita di tutti i giorni, Don Tonino Bello sottolineava la necessità di una fede che si fa carne, di una "carità feriale". In un’altra sua meditazione raccolta in Cirenei della gioia, scriveva: «Non basta indossare l'abito della domenica se poi durante la settimana non ci rivestiamo degli abiti da lavoro della carità e della condivisione. Il banchetto di Dio esige la tunica della coerenza.» — Don Tonino Bello, Cirenei della gioia.

L’invito al banchetto è totalmente gratuito, ma la permanenza richiede la nostra responsabilità. Dio ci chiama dai nostri crocicchi così come siamo, ma non ci lascia come siamo: ci offre la grazia per rivestirci di Cristo, indossando l'abito della misericordia, del perdono e dell'attenzione agli ultimi.

don Alfonso GIORGIO



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