Incontrare Dio "sulla soglia"

Pubblicato: 25/10/2025
Incontrare Dio "sulla soglia"

Ogni credente va al Tempio, non può non andarci, perché è un luogo sacro, la preghiera è favorita, la presenza di Dio è assicurata.

Siamo nell'anno giubilare e molti decidono il pellegrinaggio nei luoghi giubilari perché vogliono accogliere la Misericordia di Dio nel proprio cuore o forse perché sentono il bisogno di incontrare Dio, parlare con Lui, chiedere, lodare, ecc...

In questa domenica Gesù ci parla proprio di questa necessità e del modo con cui bisognerebbe relazionarsi conl'Eterno.

Al Tempio ci si va certo per pregare, per ottenere l'indulgenza, per ottenere clemenza, misericordia, per essere esauditi, per stare insieme agli altri, per sentirsi Chiesa ma il Vangelo, oggi ci ricorda che sono diversi i modi con cui ci si presenta al Tempio.

C'è lo stile del "fariseo", che pur essendo un uomo di preghiera, attento, scrupoloso nell'osservanza della legge, che si reputa giusto e perfetto e c'è lo stile del "pubblicano".

I pubblicani non è che fossero delle persone buone. Noi siamo abituati, alla luce dell'analisi che scaturisce da questo Vangelo, a considerarli come i migliori scelti dal Signore, ma in realtà i pubblicani erano, per così dire, dei "collaborazionisti", poiché operando con l'autorità di Roma dissanguavano il popolo con le tasse. E tra l'altro era quasi certo che facessero anche delle giustizie, appropriandosi indebitamente di denaro, oltre quello stabilito da Roma stessa. Insomma, persone veramente squallide.

Però, ecco, il modo con cui questo pubblicano si approccia a Dio tocca lo stesso cuore di Cristo, poiché egli dichiara la sua indegnita': io non sono nemmeno degno di entrare in questo Tempio, sono consapevole del mio peccato grave e sto qui davanti a Te a elemosinare pietà.

Mentre l'atteggiamento del fariseo, che pure prega ed è credente nel profondo, ha un atteggiamento sbagliato, poiché si ritiene giusto, si ritiene migliore di tutti, si mette al di sopra di tutti, si ritiene, in un certo senso, il primo in classifica ed è anche così tanto consapevole della sua santità da giudicare chi gli sta vicino, persino lo stesso pubblicano che è lì dietro a lui.

Questo sicuramente a Dio non piace, non piace quando ci mettiamo a giudicare, quando proviamo invidia per gli altri, quando siamo gelosi, quando ci riteniamo migliori, quando ci ergiamo erroneamente a giudici degli altri, poiché noi non siamo nessuno per giudicare, non possiamo farci giudici del nostro prossimo. Invece il pubblicano muove qualcosa, muove quelle "viscere di misericordia" del Signore e la sua preghiera viene accolta, perché è sincera, è profonda, probabilmente c'è in lui un desiderio di conversione totale come del resto accade spesso nell'incontro col Signore.

Ecco, questo dovrebbe essere allora il modo giusto di pregare di tutti i credenti, vivere quell'umiltà, quel modo semplice di rivolgersi a Dio con preghiere umili, semplici, rifarsi alla Sua misericordia e abbandonarsi alla Sua pietà.

Vivere quell'umiltà che ha contraddistinto la vita dei santi, quell'umiltà che ha caratterizzato anche la vita di Don Tonino Bello, servo di Dio e vescovo buono che ha voluto compiere i suoi passi pastorali mettendosi dalla parte degli ultimi. La sua lettera pastorale, che non dimenticheremo, aveva proprio questo programma: "sul passo degli ultimi", per vivere con gli ultimi. Quindi non tanto per stare davanti, con i fanisei, ma piuttosto per rimanere accanto agli scartati, ai pubblicani di oggi, sulla soglia, alla porta, sulla soglia del Tempio, per entrarvi timidamente e accogliere dal Signore la sua pietà.

don Alfonso GIORGIO



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