Il Re degli ultimi entra nella nostra storia

Pubblicato: 28/03/2026
Il Re degli ultimi entra nella nostra storia

Inizia la settimana santa con la famosa Domenica delle Palme, o detta anche "domenica della passione", commemorazione dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Certamente si tratta di un Re che entra nella città Santa, ma essendo noi abituati a considerare altri tipi di re: quelli che spadroneggiano, che sprigionano tutto il loro potere usandolo con la forza sottomettendo, manifestando la propria grandezza, magari con la minaccia delle armi rimaniamo sconcertati; pensiamo subito al lusso, all'efficienza, alla perfezione, ma Gesù non rientra in questa categoria di re, non è re secondo queste logiche. Egli ha detto chiaramente: "il mio Regno non è di questo mondo".

Facciamo fatica, diciamolo con tutta onestà, ad accettare un Re così, "un perdente", almeno così sembrerebbe.

La gioia di tutti all'ingresso di Gerusalemme non durerà molto e noi pure oggi entriamo da quella porta insieme con Lui attraverso quella porta nella settimana Santa. C'è chi grida Osanna, c'è chi sorride, c'è chi canta, ma non ci sono le autorità, forse sono timorose, hanno paura di perdere potere, non accettano questo tipo di re che si serve di un'asina, un'umile bestia che indusse i padri della Chiesa ad affermare che "l'asina siamo noi" e, Gesù, in un certo senso, si serve di noi poveri "asinelli" per compiere un cammino di umiltà in mezzo al suo popolo, ma non è un re perdente, è piuttosto un re che vuole manifestarci la grandezza di Dio, la bontà di Dio attraverso, - potremmo dire - la condivisione delle nostre povertà e delle nostre fragilità.

Gesù non toglie il dolore, non toglie la sofferenza quasi con un colpo di bacchetta magica, come avrebbero voluto gli increduli per avere prove: tutto d'un tratto trasformare la realtà, togliere il male in maniera definitiva dal mondo e immettere solo il bene. Ma non poteva minare la nostra libertà e questo è il punto. Gesù ci vuole liberi e noi possiamo andare con lui, possiamo cantare Osanna o possiamo gridare: "crocifiggilo", siamo liberi di fare questo e forse ci capiterà anche di "crocifiggere" ancora Gesù, e perché no?

Purtroppo molti fanno anche questa scelta di metterlo nuovamente in croce con i propri peccati, con la propria distanza da Dio, vivendo come se Dio non ci fosse, senza un riferimento spirituale nella propria vita, ma va detto che molti lo seguono, gli umili lo seguono, "gli umili si rallegrano" con Gesù, come diceva Don Tonino Bello citando proprio il salmo, che rimanda agli umili che si rallegrano in Cristo.

Tutti noi siamo chiamati in questa settimana santa a far spuntare, per dirlo ancora con Don Tonino Bello, "le gemme delle decisioni forti sui rami della nostra vita, se faremo questo allora matureranno frutti di speranza". La speranza però deve essere alimentata attraverso una vita che si fa prossima, solidale, come Gesù che non toglie il dolore, ma egli stesso lo assume su di sé, condividendo fino all'ultimo, fino alla morte. Anche noi possiamo stare accanto a chi soffre e sostenere i più fragili.

È nella vittoria sulla morte che noi riconosciamo il vero Re, il Re che vince il mondo, che vince la morte e che quindi ci offre una nuova modalità di vita, un nuovo modo di essere al mondo, secondo la logica dell'amore di Dio che è per tutti anche per chi non lo ama.

don Alfonso GIORGIO



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