Il paradiso per gli umili come Gesù

Pubblicato: 22/11/2025
Il paradiso per gli umili come Gesù

"Oggi sarai con me in paradiso".
Che bello sentirsi dire direttamente da Gesù che il traguardo di una vita è il Paradiso...
Celebriamo la solennità di Cristo Re ma questo appellativo non deve farci pensare ad un trono o ad un potere materiale perché, come sappiamo, Gesù ha scelto di "abbassarsi" e lasciarsi umilare per insegnarci l'umiltà e preparaci a guardare all'essenziale che è la Sua morte e Resurrezione. Per questo la Chiesa ci invita ad andare idealmente al Calvario, lì dove ci sono tre crocifissi.

Gesù è in mezzo ai due ladroni, - eravamo abituati a chiamarli così prima della nuova è più fedele tradizione del testo sacro - ora denominati malfattori. Ce n'è uno, come sappiamo, che però riconosce il proprio errore, il proprio peccato ed ha riguardo per Gesù. Ma quando si rivolge a Lui con umiltà, la risposta del Signore è immediata.

È singolare il fatto che il Maestro pensi più a questo malfattore che a se stesso. Del resto è venuto sulla terra per tutti, per salvare le anime di tutti indistintamente. Ma non può salvare coloro che non intendono lasciarsi salvare perché non credenti o pieni di sé stessi in una sorta di autonomia a tutto campo.

Contrariamente a quel cosiddetto "buon ladrone", c'è accanto a Re dei re anche un altro malfattore che diversamente dall'altro sembra ignorare la presenza di Dio nel Crocifisso, sembra vivere - come tanti oggi - come se Dio non ci fosse, non vuole saperne di Dio, anzi lo provoca con la pretesa di dettargli ordini e "preparargli l'agenda" diremmo oggi, cioè anticipare il prodigio della Resurrezione.

A questo ladrone cosiddetto "cattivo" anche se non è propriamente cattivo ma piuttosto pretestuoso e arrogante, il Re non può offrire alcuna risposta, anzi sembra quasi non accorgersi di lui, cioè rispetta profondamente la sua scelta di stare lontano dalla Grazia ma all'altro dedica una risposta unica, che non troviamo in nessun altro versetto di tutta la Bibbia: "oggi sarai con me in Paradiso".

È la prima volta che Gesù parla di Paradiso, ed è l'unica. Il termine "Paradiso", peraltro, ricorre qui e in tutti e quattro i Vangeli solo una volta, poi un'altra volta, nel Nuovo Testamento.
Il termine "paradiso" prende le mosse etimologicamente da una parola, "partes", che vuol dire appunto "vegetazione", ma anche "frutta", cioè si vuole evidenziare il tema del giardino, come per il giardino dell'Eden genesiaco, per il quale non si parla mai di paradiso ma di giardino.

Gesù stesso, mentre il "buon ladrone" gli parla del Regno, con quella bellissima e sentita preghiera: "ricordati di me quando sarai nel tuo Regno", gli dice, precisando: "sarai con me in paradiso".

È una promessa anche per noi, se siamo fedeli, se siamo vicini a Lui, se riconosciamo i nostri limiti con umiltà. Se ci affidiamo a Lui il paradiso è per noi. Certo, non sappiamo quando e quanto dobbiamo attendere, ma un giorno sarà per noi il paradiso. Del resto questa è la nostra meta finale, per questo siamo nati, per stare con l'Eterno.

In occasione di questa festa liturgica Il compianto vescovo di Molfetta don Tonino Bello, con il suo stile inconfondibile e profetico, diceva: "che cosa significa che Gesù Cristo è il Re, il Signore? Significa che noi ci rifiutiamo di adorare gli idoli del potere, le suggestioni del denaro, il fascino delle ideologie. Significa andare controcorrente in un mondo che ogni tanto si popola di nuove divinità e obbliga a prostrarsi davanti ad esse. Significa combattere i soprusi dei più forti, le violenze degli arroganti, le assolutizzazioni delle strutture. Significa contestare la logica della sopraffazione e dell'asservimento dell'uomo all'uomo. Significa impedire che i criteri dell'efficienza siano il metro per misurare i fratelli. Significa affermare la precarietà dell'angoscia, la provvisorietà del dolore, la labilità della malattia, la caducità della morte. Significa proclamare che la nostra storia personale, comunitaria ha un senso, non è inutile, non è disarticolata, si muove verso il traguardo, ha una sua traiettoria, è una parola, un frammento di storia della salvezza".

don Alfonso GIORGIO



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