Il mistero capovolto

Pubblicato: 06/06/2026
Il mistero capovolto

Il grande dono che Gesù ci ha fatto è, indubbiamente, se stesso. Si è immolato per noi sulla croce e continua a donarsi quotidianamente nella Santa Eucaristia. Ecco perché oggi la Chiesa ci invita a guardare al Corpus Domini – il Corpo e il Sangue di Cristo – come al più grande dono di Dio sulla terra: Gesù che si fa pane.

Questa Solennità non è una memoria nostalgica, ma un mistero capovolto della storia. È un Dio che, per amore, si fa cibo, si fa piccolo, si fa frammento, per non lasciarci soli nella nostra frammentazione.

Viviamo in un mondo in cui, paradossalmente, rischiamo la disperazione e l’isolamento. Disponiamo di ogni mezzo di comunicazione accelerata – social, media, nuove tecnologie – e siamo sicuramente iperconnessi, ma profondamente isolati. Siamo sazi di cose, di immagini, di contenuti e di notifiche, ma soffriamo di una fame cronica di senso, di ascolto e di autenticità. Spesso cerchiamo di riempire questo vuoto con surrogati che non saziano e che, a volte, fanno anche molto male.

In questo contesto, il Corpo di Cristo diventa una contestazione profetica: ci provoca e ci invita a vivere secondo lo stesso stile di Gesù. Nutrendoci del suo Corpo e del suo Sangue, ci assimiliamo a Lui. A questo proposito, Sant’Agostino circa l’Eucaristia faceva una deduzione teologica e spiegava che attraverso il grande dono del Corpo e del Sangue di Cristo avviene un processo inverso rispetto al cibo biologico, un Mistero capovolto: mentre con il pane comune siamo noi ad assimilare le sue molecole, nel ricevere l'Eucaristia è Gesù che assimila noi a sé.

Anche Don Tonino Bello, parlando dell’Eucaristia, ricordava che quando la celebrazione termina e il sacerdote congeda l’assemblea dicendo “La messa è finita, andate in pace”, in quel momento non c’è voce più profetica. L’invito che ne scaturisce è quello di essere una “Chiesa del grembiule”, come sosteneva il Vescovo di Molfetta, per andare nel mondo a servire e per portare l’Eucaristia per le strade.

Non si tratta, allora, solo di fare processioni – che pure sono belle e importanti per testimoniare la fede nelle nostre città e diventano un’occasione di testimonianza di popolo – ma si tratta soprattutto di portare Cristo vivo in mezzo al mondo sempre non solo nella solennità.

Chiediamo al Signore che ci aiuti a comprendere davvero l’Eucaristia e a non ridurre il culto a un semplice rito formale. Come ci ricordava ancora Don Tonino Bello, il Signore non sopporta la preghiera senza l’impegno, e non accetta l’adorazione senza la condivisione.

don Alfonso GIORGIO



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