Il desiderio di Dio ciò che Noi lo desideriamo

Pubblicato: 07/03/2026
Il desiderio di Dio ciò che Noi lo desideriamo

La Chiesa in quest'ultimo periodo di quaresima, con le tre domeniche che seguono ci invita ad approfondire, su un piano spirituale e liturgico, alcuni temi battesimali importanti per il cammino di fede: l'acqua, la luce e la vita eterna. In questa domenica, infatti, siamo posti dinanzi al primo tema, che è quello dell'"acqua fonte di vita".

Gesù è al pozzo di Sicar, in Samaria. Si tratta del famoso pozzo realizzato da Giacobbe che ha dato acqua per oltre 500 anni anche al tempo di Gesù. Fino a 1.500 anni fa il pozzo era ancora operativo. Proprio lì, dinanzi al pozzo, Gesù incontra una samaritana. Si tratta di un incontro che non è casuale ovviamente, un incontro che però diventa anche per noi, la prova che Gesù va incontro a tutti, non si lascia prendere dal pregiudizio né tiene conto di chi gli sta dinanzi, perché "sa", conosce il cuore di quella donna, conosce e cerca in tutti i modi di andare a scavare nella profondità della sua anima, conosce il cuore di tutti. A Lui non interessa il passato, o meglio, non sta a giudicare in base alle fragilità e alle storie di peccato vissute fino a quel momento. È importante questo affinché si comprenda bene che Lui non sta a guardare quello che è successo nella sua vita, non è lì per rimproverarla o mortificarla per il fatto che si ritrova sulle spalle cinque matrimoni falliti, ma cerca, piuttosto, di ricavare dalla sua vita una scintilla di luce o, potremmo dire, uno "scroscio d'acqua pulita" e buona, perché così possa cominciare ad avere sete di Lui.

Paradossalmente è Lui a chiedergli da bere dicendole: "dammi da bere", ma in realtà è un Dio che "desidera, che noi desideriamo Lui", desidererebbe il nostro desiderio, vuole il nostro desiderio, vorrebbe che lo desiderassimo abbeverandoci alla sua Vita, per unire a Lui la nostra, perché Lui è il dono più importante, la sorgente, la fonte vera di Acqua Viva.
"Se tu conoscessi il dono di Dio, è colui che ti chiede dammi da bere".... Dio stesso diventa un dono, il "dono di Dio" non è altro che Dio stesso che si dona a noi.
Gesù si dona a noi.

In questo episodio paradossale, noi troviamo la grandezza di Dio, troviamo l'amore di Dio per noi, la Sua umiltà, ma anche capiamo che è necessario andare oltre; oltre la scorza delle circostanze, degli eventi e di quanto vediamo dall'esterno. Per usare alcune espressioni care a don Tonino Bello, la samaritana è la "concentrazione dell'alterità":
- l'alterità sociale: prima di tutto perché è donna, infatti i discepoli si meravigliano del fatto che Gesù parli ad una donna. Un rabbino, un maestro che parla ad una donna...Per quel tempo è una novità assoluta.
- l'alterità razziale: per il fatto che quella donna apparteneva ai samaritani, abitanti di una regione squallida, o meglio, ritenuta squallida dagli ebrei, che si sentivano superiori a loro.
- l'alterità morale: per quello che ho accennato, cioè per il fatto che avrebbe avuto una vita difficile con cinque matrimoni alle spalle,
- ma è anche un'alterità religiosa, poiché appartiene a un'altra corrente religiosa, del gruppo religioso che ritiene non sia più necessario il Tempio.

Gesù proprio a lei rivela quello che sarà il nuovo culto, che non avrà più bisogno di sacrifici, di una religiosità esteriore, ma un culto del cuore, dove Dio sarà adorato "in spirito e verità", a prescindere certamente dalle logiche del Tempio; un Dio che è amore e che si rivela nell'amore verso gli altri.
Noi cristiani siamo chiamati come Gesù a sfidare i pregiudizi che talvolta offuscono la nostra mente e nella quale alle volte ci ritroviamo immersi, per esser pronti a vedere il bene ovunque e ad amare Dio con il cuore più che con il precetto.

don Alfonso GIORGIO



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