Dio “punta” ancora su di noi

Pubblicato: 14/02/2026
Dio “punta” ancora su di noi

“Non sono venuto ad abrogare la legge e i profeti, - non ad abolire - , ma a dare compimento”.

Questo va ricordato. Sono le parole di Gesù, molto chiare ma erano in molti ad accusarlo di aver rivoluzionato tutto. Certo, Gesù è senza dubbio un “rivoluzionario”, anche  a partire dal modo con cui si approccia alla legge stessa di Dio, quella legge che per secoli ha accompagnato il popolo di Israele. Però non è venuto ad abrogarla, ma a darle compimento, cioè a darle un senso, poiché come credenti non possiamo vivere in funzione della Legge, non possiamo strutturarci, organizzare la nostra vita solo nella prospettiva di ottemperare a delle leggi, per quanto divine, ma piuttosto sentire come quelle leggi possono divenire un supporto, uno strumento, un sostegno. Ma per fare che cosa, in fondo? Per amare, per amare meglio Dio, per amare sinceramente il prossimo. Del resto un neóphytos, (“appena piantato”) un neofita, per esempio, un neo-illuminato, un battezzato, una persona che deve intraprendere un cammino, soprattutto nei primi momenti, agli inizi, ha bisogno di essere strutturato, ha bisogno di regole, ha bisogno di essere accompagnato, sostenuto dalla comunità.

A questo livello possiamo anche allargare il discorso anche all’ambito sociale: non si può pensare che un bambino debba già mettere in atto atteggiamenti o fare delle scelte da adulto. Il piccolo ha bisogno di essere accompagnato, di strutturarsi  e sono le regole della famiglia, le regole della società in ci vive che lo sostengono. Ragion per cui se accade, ad esempio, che i bambini  precorrono i tempi, facendo scelte da adulti compiendo eccessivi passi in avanti, senza la struttura psichica, una maturità psichica, alle volte le conseguenze sono molto gravi. Accadono anche tragedie, come la cronaca ci sottolinea spesso, perché non c'è stato un controllo, perché non ci sono state delle regole ma soprattutto non c’è stato un accompagnamento, delle regole precise, perché, magari gli adulti “hanno abbandonato la spugna”, non sono stati più buoni educatori per quei giovani.

Con questa applicazione al campo educativo voglio dire che le regole, in generale, le leggi, questo va precisato, sono importanti nel vivere comune ma anche nella vita di fede. La fede cristiana non ha annullato le regole.

La Chiesa non ci dice di fare quello che vogliamo. Il cristianesimo non è una fede senza una morale, senza punti di riferimento, anzi; Gesù ci rimanda proprio a questi punti di riferimento essenziali e indeducibili comunicandoci che in fondo si tratta di amare. Perché se noi amiamo Dio è chiaro che metteremo in pratica i comandamenti; se noi amiamo il prossimo è chiaro che avremo la consapevolezza che Dio è presente nel cuore, nell'animo di ogni persona che ci mette accanto.

A riguardo don Tonino Bello diceva che il Signore continua a contare su di noi, nonostante le nostre defaillance, nonostante le nostre “contravvenzioni” alle regole, continua ad amarci.

E’ questo è il punto.

Quando – don Tonino – dice: “grazie Signore perché non solo ci sopporti ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi perché ci infondi il coraggio per vivere i santi misteri”. Lo dice in riferimento ai sacerdoti, ma penso che possa valere per tutti.

Il fatto che il Signore continua a puntare su di noi affinché possiamo amare, anche attraverso l'ausilio di quelle leggi che vengono portate al compimento, per cui non è sufficiente dire soltanto “non devi uccidere” ma “non devi nemmeno offendere il fratello”. Non è sufficiente tradire, dire soltanto: “non devi tradire” ma anche solo pensare di tradire. E’ un discorso nuovo che va alla radice, al di là della regola in sé e coinvolge la nostra  mente e il soprattutto il nostro cuore.

don Alfonso GIORGIO



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