Consolati per consolare

Pubblicato: 02/05/2026
Consolati per consolare

Quinta domenica di Pasqua, Gesù si rivolge a noi con parole cariche di speranza, ma soprattutto di grande consolazione. Ci consola la Sua Parola il Suo rassicurarci che ci "preparerà un posto". Ci rassicura anche sul fatto che non ci lascia soli, promette che verrà il Consolatore e saremo sostenuti da questo Suo nuovo modo di essere tra noi.

È molto bello accogliere queste parole di Gesù, proprio mentre Lui sta per prepararsi al terribile sacrificio della croce; mentre Lui sarà vilipeso, umiliato, gli sarà fatta violenza, tanta violenza da portarlo alla morte in croce, il Suo pensiero è per gli Apostoli e per tutta l'umanità, dedicando sempre per noi parole di incoraggiamento. Si è vero si rivolge ai suoi ma il Suo sguardo è infinito e per questo raggiunge anche noi nel momento presente, nel nostro quotidiano e queste parole ora, sono per noi, per tutti coloro che ascoltano questa pagina del Vangelo nella Sacra Liturgia.

Gesù in realtà ha sempre parole di consolazione e attenzione per tutti; è sempre proteso verso di noi e ci esorta, in un certo senso, anche ad essere noi stessi consolatori degli altri in quanto credenti; ci dà forza per essere capaci di consolare coloro che oggi sono in difficoltà e vivono uno stato di prostrazione.

In un mondo che sembra impazzito e lo spettro di una guerra sempre più diffusa tra i popoli è crescente, ove le difficoltà diventano sempre più evidenti anche solo in riferimento alla vita ordinaria, in una situazione generale di grande incertezza per il futuro, da un punto di vista economico o anche da un punto di vista della serenità dei vissuti nelle singole nazioni ma anche dal punto di vista spirituale, interiore, Gesù ci dice che saremo noi chiamati, in Suo Nome a consolare.

Don Tonino Bello diceva che il cristiano è chiamato a consolare, chiamato ad essere "un segno di Cristo nel mondo", ma anche "a disturbare", - aggiungeva, - soprattutto coloro che vivono nell'egoismo e nella ricchezza e pur essendo cristiani non si interessano agli altri, non si caricano delle problematiche degli altri e non sono effettivamente dei buoni consolatori".

Don Tonino sottolineava anche che quel "preparare il posto" di Gesù è un modo per "guarire le ferite dell'abbandono" che spesso noi produciamo sugli altri o noi stessi sperimentiamo sentendoci "feriti" quando talvolta rimaniamo soli e pensiamo che il Signore ci abbia abbandonati.

Il Signore in realtà ci dice: vedete che io sarò sempre con voi, sempre vi consolerò, sempre vi sarò vicino, ma non dobbiamo dimenticarci che questa vicinanza passa anche attraverso il nostro impegno, la nostra capacità di stare accanto al prossimo, - e come affermava ancora don Tonino - di denunciare il male, denunciare le ingiustizie e pretendere, dai responsabili che vi sia una maggiore attenzione per i più fragili, i più emarginati, per quelli che restano indietro,nella nostra società.

don Alfonso GIORGIO



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