Con Gesù nessuna paura

Pubblicato: 28/02/2026
Con Gesù nessuna paura

Siamo alla seconda domenica di Quaresima e idealmente saliamo sul monte, quello che la tradizione vuole sia il monte Tabor, dove Gesù portò con sé Giacomo, Giovanni e Pietro, gli apostoli primi chiamati da lui.

Sulla sommità del monte segno forte della presenza di Dio, Gesù li rende spettatori di un fatto misterico di grande importanza: improvvisamente lo vedono luminoso, la sua luce, indescrivibile, lo rende così incandescente che loro stessi non riescono a descrivere in maniera esaustiva quello che sta accadendo; persino la veste è in un bagno di luce, tanto che questa luminosità li acceca.

Gli apostoli prescelti hanno paura, e infatti deve essere stata così forte che viene annotata questa emozione.
Per paura, Pietro, non sapendo cosa dire, propone a Gesù di fare tre capanne.

Tante volte, nella vita, per la paura di sbagliare, di fallire o di dare corso al mistero nella nostra vita, noi vogliamo che la situazione venga fissata, bloccata lì e che non vada ne avanti ne dietro.
Pietro vorrebbe che tutto venisse congelato lì: "facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia" cioè rendiamo stabile, fermiamo tutto questo.
Qualche volta anche nella Chiesa c'è il timore di andare oltre e fuori. Papa Francesco parlava di "Chiesa in uscita", pronta a parlare al mondo, ad uscire, a testimoniare. Ed è proprio per questa motivazione che Gesù dice loro di alzarsi: "alzatevi e andiamo".

A don Tonino Bello piaceva molto questa espressione e spesso rivolgendosi ai giovani diceva loro: "alzatevi non temete", alzatevi e non abbiate paura, non si può rimanere fissi in un posto, bisogna alzarsi, riacquisire la propria dignità, la dignità di essere un po' più forti, ricordarsi di avere la dignità dei figli di Dio e annunciare questa dignità, testimoniare la nostra fede al mondo, senza esitazione, senza paura. Non bisogna temere nemmeno, - diceva Don Tonino Bello - di apparire ingenui, di apparire folli, di apparire deboli agli occhi del mondo, perché è agli occhi di Dio che noi dobbiamo comparire con tutto il nostro impegno di testimonianza.

In questa quaresima allora siamo chiamati anche noi ad essere un piccolo frammento di quella luce che vediamo con gli occhi della fede in Gesù nostro Dio. Questo tempo prezioso che il Signore ci dona, così facendo ci educherà a rimettere al centro la Parola di Dio, perché sia davvero “luce” sulla nostra strada, per scelte veramente cristiane, e noi possiamo diventare testimoni credibili per chiunque ci guarderà e ci incontrerà…
Come i tre apostoli, dovremmo accogliere la “trasfigurazione” di Gesù, senza fermarci alle difficoltà (o tentazioni, come abbiamo visto domenica scorsa) ma andare oltre e “convertirci” a Dio, letteralmente “girare" il nostro sguardo verso di Lui.

don Alfonso GIORGIO



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