Chiamati per nome da Gesù Buon Pastore

Pubblicato: 29/04/2023
Chiamati per nome da Gesù Buon Pastore

Questa è la domenica del Buon Pastore. Si tratta di un tema bucolico legato alla cultura agricola e alla pastorizia, comunque un tema Pasquale. Tra le immagini delle pecore e degli agnelli è proprio Gesù il Buon Pastore. Del resto, i riferimenti biblici, soprattutto all’Antico Testamento sono immediati. Gesù è Colui che doveva venire, colui che conduce il gregge. Al riguardo noi presbiteri insieme ai nostri vescovi dovremmo essere l’immagine più bella dell’unico, che in realtà possiamo dire essere il vero Pastore, ma purtroppo, bisogna ammettere che, a causa dei nostri limiti, non sempre riusciamo a rendere con efficacia questa immagine.

Va detto, in realtà, che ogni cristiano, ogni credente, in qualche modo, avrebbe il compito di guidare l’altro. Tutti abbiamo bisogno di essere guidati, cosi come tutti, a livelli diversi, siamo chiamati a renderci utili per il cammino degli altri, infatti non possiamo fare da soli, non possiamo vivere da soli, in assoluta autonomia. C’è sempre bisogno di qualcuno che ci permetta di rispecchiarci, di confrontaci per consolare e magari anche per essere consolati.

Se guardiamo ad esempio, alla figura dei padrini e alle madrine, ai papà, alle mamme, e agli stessi giovani che, quando assumono delle responsabilità nella Chiesa e nella società, diventano a sua volta pastori, cioè guide per coloro che vengono loro affidati, ci accorgiamo che è sempre necessario rifarci a qualcuno, lasciarci seguire, consigliare e guidare.

Purtroppo oggi ci sono molti falsi pastori. Sono coloro che propongono messaggi appetibili e a poco prezzo, che però hanno l’effetto collaterale di portare alla rovina. Ed è proprio da queste false “voci suadenti” che noi dobbiamo guardarci, dai falsi pastori, cioè da coloro per i quali Gesù dice, che approfittando della loro posizione, del loro potere, sfruttano le pecore.

Purtroppo esempi di questo tipo ne abbiamo tanti, pastori che predicano l’umiltà, la povertà e poi, nella vita, sono ricchissimi e magari ostentano oggetti religiosi umili per “vendere” una facciata di forzata, finta bontà e adesione al Vangelo, sfoggiando automobili, orologi e monili preziosi. Sono quelle situazioni in cui veramente l’incoerenza fa da padrona. In realtà non si può essere pastori, profeti, né testimoni del Vangelo in questo modo, nell’incoerenza e lontananza dall’esempio di Gesù. Almeno ci si dovrebbe impegnare in un continuo cammino di assimilazione al messaggio cristiano.

Ogni buon cristiano se vuole dirsi tale o impegnarsi a guidare gli altri, dovrebbe porsi quale obiettivo principale la coerenza. Come affermava don Tonino Bello, bisogna imparare da questa icona biblica, un’icona – quella del Buon Pastore - alla quale dobbiamo rifarci, per imparare a riscoprire i volti, usare tenerezza per gli Agnelli appena nati e condurre pian piano le pecore madri.

Senza avere paura di essere accusati di parzialità se si parte dagli ultimi, perché proprio dai più deboli che noi dobbiamo partire, amando i poveri, gli umiliati, gli offesi, persino i nostri nemici.

Senza preoccuparci del potere e della carriera, degli onori, sono cose effimere, - afferma don Tonino - indegne di anime immortali. Come pastori di un gregge, come pastori secondo il Vangelo, noi, innanzitutto, come consacrati e chiamati proprio a questo, dobbiamo essere di esempio, ma insieme con noi anche tutti
coloro che credono in Gesù e in qualche modo diventano essi stessi guide per gli altri.

L’esempio è sempre Lui: il Buon Pastore che cammina davanti alle pecore e chiama per nome ogni singola “pecorella”, anche la più trascurata dagli altri. Nell’ambiente orientale i pastori chiamano le pecore per nome e vanno avanti cosicché le pecore seguono. E’ proprio per questo che Gesù si colloca davanti al gregge. Non sta alle spalle a richiamare o ad agitare il bastone, non è un cane da pastore che deve compattare il gregge. Singolare, a riguardo è l’analogia che propone S. Agostino, quando paragona i cani ai presbiteri che avrebbero il compito di mantenere unito il gregge nella sequela di Cristo. Ma in realtà a Gesù non interessa tanto obbligare, pressare, imporre, Lui sta semplicemente davanti e dà l’esempio camminando per primo, cioè affrontando la vita e tutte le difficoltà e gli ostacoli che ne rinvengono, per primo.

E’ Lui il primo a camminare per cui le pecore stanno in riga perché intravedono davanti uno di cui hanno fiducia, vedono la strada che fa, vedono il sacrificio che compie, sanno che è sicura, sanno che in fondo a quella fila ci sono i pascoli erbosi, c’è la vita vera. Ecco perché Gesù si definisce anche come porta: non un muro invalicabile, o un recinto spinato, dove giri e rigiri e ti ritrovi sempre nello stato di prima, ma una porta attraverso la quale si può passare per vedere una luce nuova e cambiare vita, rendendola meravigliosa.

don Alfonso GIORGIO



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