Abbassarsi per Ascendere

Pubblicato: 16/05/2026
Abbassarsi per Ascendere

Charles de Foucauld, commentando la Festa dell'Ascensione, diceva: «Oggi io sono felice perché Gesù è felice». La felicità viene dal fatto che Gesù ritorna al Padre e ritorna vittorioso, dimostrando la Sua divinità, la gioia di unirsi al Padre. Anche noi dovremmo essere felici, ma non possiamo nascondere anche le difficoltà che nascono di fronte al Mistero, le stesse che, almeno inizialmente, hanno avuto gli apostoli: non riuscire più a vedere il Cristo, non averlo affianco, non poterlo toccare, abbracciare.

Dall'Ascensione in poi la Sua fisicità è trasformata in un Corpo Glorioso, Risorto e Asceso nei cieli. Si tratta di non averlo più a fianco, di non vederlo, di non toccarlo, ma certamente di averlo dentro di noi, cioè di fare l'esperienza della Sua presenza in noi. È questo, per noi, il tempo dell'interiorità e in noi e attraverso noi Gesù poi si porta agli altri. Del resto, nel momento della Santa Comunione, Lui effettivamente entra dentro di noi.

Una forza nuova, una capacità grande di testimoniare prende casa in noi! È proprio quello che chiede Gesù agli Apostoli: "andate e annunciate a tutti questa gioia del Vangelo, battezzate tutti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", cioè "portate questa testimonianza nel mondo". Allora in riferimento a questa domenica, potremmo dire che è la "Festa della gioia",- riprendendo le emozioni di San Charles de Foucauld - ma anche la "Festa dell'impegno"; l'impegno che noi dovremmo avere nel valorizzare tutti, come faceva don Tonino Bello, il quale, dinanzi ad ogni persona rivelava tutto il suo amore per l'uomo e la sua dignità a prescindere dal suo stato.

Contemplando il volto di un alcolizzato, che il santo vescovo aveva preso e portato in episcopio per dargli un po' di calore e aiutarlo ad uscire dai suoi tormenti, vedendolo così sereno e in abbandono totale, nel sonno, in un sonno placido e sereno, diceva, citando il Salmo 8: "l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e d'onore lo hai coronato". Si, perché ognuno di noi deve essere valorizzato in qualunque condizione si trovi, deve essere oggetto delle nostre attenzioni, del nostro aiuto, della nostra consolazione. A tutti va annunciata la gioia e l'Amore di Cristo per ogni persona. Nessuno deve essere escluso.

Anche se ci trovassimo di fronte ad una persona inerme, sorda, muta, cieca o storpia non fa differenza perché l'abbraccio di Gesù è per tutti! Dopo l'Ascensione di Gesù al cielo la gioia si caratterizza, da un verso come nostalgia, per il fatto che Gesù non è più presente, ma da un altro, si riempie di Fede, abbandono in Dio, fiducia piena in Lui, con quello stesso abbandono di Luigi, l'ubriaco accolto da don Tonino.

A noi dunque il compito di annunciare/testimoniare la gioia, la gioia della Risurrezione, della vittoria sulla morte e dell'impegno di prolungare questa gioia, testimoniandola con la nostra vita.

don Alfonso GIORGIO



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