Un giorno uno shooting

Pubblicato: 29/03/2021

Il talento di un fotografo: Checco di Tullio allo Spazio Art d’Or a Bari 

Un giorno uno shooting

Checco di Tullio: di professione fotografo...

La moda, le cose, gli abiti, la cucina, le ricette, gli accessori, l’arte, i quadri, i gioielli.......  li “usa” e non solo per gustare un variopinto gelato o una morbida crema o un lembo di un abito mosso dal vento ma li fotografa su raffinate mise en place, in riva al mare, in uno showroom pieno di colori e di cultura e poi li impiega, in maniera complice, ne fa il suo sfondo, si diverte a giocare con le nostre sensazioni, cambiando le carte in tavola e spingendoci a guardare la realtà da un altro punto di vista, magari attraverso una lente di ingrandimento…

Complice il ticchettio della macchina fotografica di Checco: sullo sfondo una musica viene interrotta dai suoi comandi secchi, presente la ragazza del ritocco al trucco, ai capelli; Checco le ruba le emozioni...

“Noi siamo quello che facciamo, e nel  mio caso sono come Alice, si racconta il di Tullio, letteralmente immerso in uno shooting della collezione di abiti di Arianna Laterza Haute Couture, in un paese incantato come lo Spazio Art d’Or di Marina Corazziari, dove gli abiti di questa giovane e talentuosa stilista sembrano farfalle in volo, lievi, sognanti, in un mood che mi sa di casa, profuma di terra, l’odore di casa mia, dove rinasco mille volte ogni volta che torno a casa, odori e ricordi che fanno parte della mia vita, che mi seguono in ogni evento cadenzando i momenti, fanno ridere la mia anima, mi accompagnano fra la gente.

Fotografando io rubo l’attimo, devo trasmettere la passione e la qualità che c’è dietro  ogni cosa, dietro un piatto, una ricetta ma anche dietro ad un abito, la ricerca di un tessuto secondo lo stilista, svelare l’arte artigiana, il “fatto con le mani” dietro le creazioni, l’arte,  in un attimo devo fermare e mostrare l’abilità, il tessuto, il designer e il suo talento, la sua storia, esalto il primo attore che sono le sue mani, le faccio parlare, fisso il candore delle stoffe, le pieghe, la luce, i chiaroscuri della materia, i colori, esalto la sua fantasia, l’estro, mille pensieri condensati in un attimo, prove su prove,  accostamenti. Devo tramettere la cultura visiva, ma ad ampio respiro, far riflettere chi osserva, farlo immedesimare in una condivisione creativa, ribaltare la forma in un riflesso per gli occhi.

Come si dice, io “racconto” storie con la mia macchina fotografica e la mia è una bella storia perché faccio parlare i miei giochi fantastici, che narrano di incredibili  parole e pensieri, viaggi mai intrapresi ma solo immaginati, visioni diverse, talenti e storie di uomini e donne, immagini non banali di monumenti e chiese, piazze, il mare, la vita, per parlare di una cultura ad ampio raggio, sperimentazione e contaminazione fra linguaggi ed esperienze diverse”.

Dr.ssa Mariagrazia MAZZARACO



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