Risolto il cold case piu' antico del mondo

Pubblicato: 15/06/2026

 manoscritto rivela la nobildonna che ha ucciso un prete quasi 700 anni fa

Risolto il cold case piu' antico del mondo

Un'indagine storica riapre un cold case del 1337: sesso, potere e sangue si intrecciano in uno dei delitti più inquietanti del Medioevo inglese. Umiliata dalla Chiesa per adulterio, una nobildonna orchestrò un'esecuzione in pieno giorno per punire chi l’aveva tradita

Un prete sgozzato nel centro di Londra. Una nobildonna umiliata pubblicamente per presunti peccati carnali. Una faida tra poteri forti — Chiesa e aristocrazia — che sfocia in un’esecuzione in stile mafioso. No, non è l’incipit di un romanzo noir. È una storia vera, documentata, e dimenticata da secoli. Ma oggi, grazie al progetto Medieval Murder Maps dell’Università di Cambridge, quel delitto antico quasi 700 anni torna alla luce. Il protagonista, anzi la mandante secondo i ricercatori, è una figura straordinaria: Ela Fitzpayne, aristocratica ribelle, astuta e pericolosa.

La punizione pubblica inflitta a Ela Fitzpayne per le sue relazioni illecite

Era il gennaio del 1332 quando l’Arcivescovo di Canterbury, Simon Mepham, scrisse una lettera infuocata al Vescovo di Winchester. Oggetto: i peccati carnali di Ela Fitzpayne. Nella missiva, oggi digitalizzata per la prima volta, si parla senza giri di parole di liaison con cavalieri, uomini sposati, e perfino con preti, tra cui il reverendo John Forde, rettore della chiesa di Okeford Fitzpaine nel Dorset, feudo della famiglia Fitzpayne.

Per punizione, Ela dovette rinunciare a ogni ornamento — niente oro, perle, né pietre preziose — ma soprattutto fu condannata a una camminata penitenziale a piedi nudi lungo tutta la navata della cattedrale di Salisbury, la più lunga d’Inghilterra. Doveva farlo ogni autunno, per sette anni, portando con sé una candela di cera del peso di quasi due chili. Una penitenza umiliante, concepita per spezzare l’orgoglio nobiliare. Ma Ela si ribellò: si rifugiò a Rotherhithe, fu scomunicata, e giurò vendetta.

Il prete che parlò troppo

Il sospetto degli storici è chiaro: fu proprio John Forde a denunciare Ela alla Chiesa, forse per salvarsi o per convenienza. Ma Ela non dimenticò. Prima di diventare il suo accusatore, Forde era suo complice: nel 1321, lui ed Ela parteciparono insieme al marito di lei, Sir Robert Fitzpayne, a un violento assalto a un priorato benedettino nel Somerset. Il gruppo abbatté porte, saccheggiò edifici, tagliò alberi e razziò più di 200 animali — buoi, pecore e maiali — portandoli al castello di Stogursey.

Quell’attacco non fu casuale: il priorato era legato a un’abbazia francese, e l’Inghilterra era già in tensione con la Francia. La Guerra dei Cent’anni era alle porte. Secondo il professor Eisner, Forde aveva doppi legami: era vicino alla famiglia Fitzpayne, ma rispondeva comunque all’autorità ecclesiastica. Quando il castello venne coinvolto nel saccheggio, è possibile che Forde si sia dissociato, cercando la protezione del clero. E forse, in quell’occasione, confessò la relazione con Ela, consegnandola alla pubblica gogna.

Una lama alla gola davanti alla folla 

Il 3 maggio del 1337, dopo i vespri ma prima del tramonto, John Forde camminava lungo Cheapside, una delle vie più trafficate della Londra medievale, in compagnia di un altro prete, Hasculph Neville. Era quasi sera. Ma mentre i due si avvicinavano a St. Paul, accadde qualcosa di brutale e irrimediabile: quattro uomini lo attaccarono in mezzo alla folla.

A guidare il gruppo era Hugh Lovell, fratello di Ela Fitzpayne, che gli tagliò la gola con un pugnale da trenta centimetri. Altri due — John Strong e Hugh Colne, ex servitori della famiglia Fitzpayne — lo accoltellarono all’addome. Tutti identificati da una giuria di ben 33 uomini (una delle più numerose mai registrate nei coroner’s rolls dell’epoca), ma nessuno fu consegnato alla giustizia. Solo Colne fu arrestato cinque anni dopo, nel 1342, e finì a Newgate, la famigerata prigione londinese. Il resto del gruppo svanì nel nulla, protetto — secondo Eisner — dallo status sociale dei mandanti.

La zona in cui Forde fu assassinato, Westcheap, era allora il centro nevralgico della città: un mix esplosivo di taverne, mercati, botteghe e sedi di gilde artigiane. Un luogo animato, ma anche uno dei maggiori hotspot di violenza urbana del Medioevo inglese. Era qui che si svolgevano le punizioni pubbliche — dal carcere alla gogna, dai duelli ai pestaggi — ed era qui che si consumavano anche regolamenti di conti come quello di Forde.

Secondo il team di Cambridge, l’esecuzione fu un messaggio. Come avviene oggi in certe zone del mondo, l’omicidio fu orchestrato per essere visto, per intimidire, per ribadire chi comanda davvero. In un sistema dove la legge è debole e le élite si sentono intoccabili, l’assassinio diventa uno strumento di potere.

Ela Fitzpayne: ribelle, amante, mandante. Una donna fuori dal tempo

Eppure, Ela non fu mai punita. Rimase al fianco del marito fino alla sua morte nel 1354, ereditandone le terre. Fu una donna fuori dagli schemi, capace di ribellarsi alla Chiesa, di guidare un attacco a un monastero e di orchestrare un omicidio con lucidità politica. Il professor Eisner conclude così "Una figura straordinaria: una donna del XIV secolo che sfidò le regole del suo tempo con una determinazione feroce. In un’epoca dominata da uomini e dogmi, Ela Fitzpayne ha lasciato un segno indelebile — nel bene e nel male".

Fonte: https://www.greenme.it/scienza-e-tecnologia/archeologia/risolto-il-cold-case-piu-antico-del-mondo-manoscritto-rivela-la-nobildonna-che-ha-ucciso-un-prete-quasi-700-anni-fa



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