Imbolc, i Lupercalia e la Candelora

Pubblicato: 02/02/2023
Imbolc, i Lupercalia e la Candelora

I giorni della ‘merla’, ovvero i tre ultimi giorni del mese di gennaio, dovrebbero corrispondere per tradizione con quelli più freddi di ogni anno; e nei quali, tutti si auspicano di poter vivere delle temperature estremamente basse, a scongiurare così una primavera fredda ed un’estate breve e piovosa. Questa ricorrenza ‘popolare’ però, ha mutato nel corso dei secoli, quelle che erano le sue origini romane, i ‘lupercalia’, o giorni di ‘lupercu’; ovvero, i tre giorni che indicavano il progressivo risveglio della natura, e sancivano il culmine del periodo invernale per grazia del dio fauno (protettore degli armenti), che risvegliava i dormienti ed assopiva la notte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Originariamente, a questa ricorrenza pagana, oggi sussegue quella più largamente conosciuta come ‘festa della candelora’, che era festeggiata il 14° giorno del mese di febbraio, ovvero, 40 giorni dopo l’epifania; e successivamente fu spostata al 2° giorno del mese di febbraio, in coincidenza del quarantesimo giorno successivo al Natale Cristiano. Infatti, questa festività religiosa che commemora la presentazione di Gesù nel tempio, è chiamata anche festa della ‘luce nuova’; anche perché, in questi tre giorni, il moto terreste della precessione luni-solare, mostra visibile e percettibile un ‘allungamento’ delle nostre giornate.

Questa festa però, seppure è palesemente una festa a carattere solare e di risveglio; è medesimamente, una festa di purificazione, fertilità e di carattere ‘lunare’; nella quale, i celti festeggiano il giorno di Imbolc.

 

 

 

 

 

 

 

 

Infatti, il 1° di febbraio, gli irlandesi ed i popoli dell’Europa occidentale, celebrano questa ‘dea’ che nel proprio nome, racchiude un significato potentissimo: ‘in grembo’. Tant’è, che proprio in questo stesso giorno, Maria, la madre terrena del Christòs, termina il proprio periodo del puerperio, e per tanto, come per l’ebraismo, trascorso questo periodo di quaranta giorni, una donna era purificata dal sangue che la teneva impura dopo il parto, in una pregna esaltazione del femminino ‘sacro’, come ‘ventre’ pronto ad ospitare ‘vita nova’.

Celebrare il ritorno alla luce, e ravvivare la speranza nell’arrivo di una primavera, durante la quale nascono i frutti che ora sono nel grembo della madre terra. Imbolc infatti, così come la nostra Cristiana Santa ‘Brigida’,  simbolizza l’incontro tra le feconde acque lunari con il proprio ‘sole’, che durante la propria discesa sterile tra le viscere della terra, piena e circondata di tenebre, speranzosa ed ardente di potersi unire al Suo sole, trova la forza di risalire attraverso le viscere oscure del ‘locus terrenum’ , innalzandosi verso quell’empireo ‘locus amoenus’ e rinascere di nuova luce.

Ecco perché, essotericamente, la festa della candelora, viene così chiamata; perché la candela, o meglio il cero, rappresenta simbolicamente, la luce che purifica e vanifica la ‘tenebra’. L’uomo, attraverso gli elementi vegetali che il Creatore ha donato all’umanità, mestandoli alchenicamente, realizza uno strumento che genera luce e calore; e la candela, è l’espressione manifesta della luce divina.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il rito Cristiano della candelora, che viene e succede a quello della ‘dea’ Imolc e di Santa Brigida di Kildare, è quindi dedicato alla Madonna della purificazione; quest’ultima però, precede quello in cui si festeggia San Biagio martire, che è invocato quale protettore dei mali legati ‘alla gola’. Questa festività, che ricorre il 3 di febbraio, come le due precedenti, seppur in un contesto ritualistico diverso, utilizza, attraverso lo strumento simbolico della candela, il potere del fuoco (come per Imbolc) e quello della luce (come per la Madonna della purificazione), per esorcizzare i dolori ed i mali legati alla gola ed ai suoi peccati; concludendo così un ciclo di rinnovamento perfetto, che si consuma in sei giorni terrestri dal 29 gennaio al 3 febbraio (tanti, quanti sono stati i giorni della creazione).

 

 

 

 

                                                                              Non a caso, il peccato della gola è uno dei sette vizi capitali, e non solo per quello che indica specificatamente l’ingordigia alimentare, piuttosto gli eccessi che derivano dall’utilizzo improprio di questa parte del nostro corpo, che dall’orifizio più esterno (la bocca), conduce alle profondità del nostro apparato respiratorio, alimentare e digestivo. Una massima esoterica occidentale, esprime con pieno fine, quella che ne è la mera espressione di questo peccato; e come un monito spirituale recita: ‘Il nostro corpo, è il risultato del male che gli facciamo, fin nel profondo dell’animo nostro e del Suo spirito vitale’.

Questa frase, è di una profondità illuminata estrema; infatti, il rito della candelora e della benedizione del pane che è proprio della ‘messa’ di questo Santo, mescola nel suo intimo, una potenza simbolica folgorante.

Presi singolarmente però, questi due rituali cristiani, parrebbero non avere nessun collegamento tra loro; altresì, sono a naturale ‘consecutio’ l’uno dell’altra. Il rito della purificazione della gola infatti, prevede l’imposizione di due candele incrociate a formare una croce di Sant’Andrea sulla gola dei ‘messali’; con questo gesto simbolico, si induce la canalizzazione delle energie negative presenti nel corpo, verso il punto di intersezione delle due candele, che per uscire sotto forma di ‘parole’, urla, maldicenze e/o blasfemie devono percorrere quel tratto della gola, venendone così bruciate dalle fiamme purificatrici delle stesse che la benedicono e proteggono. Successivamente a questo rito, quello della benedizione del pane, permette ai ‘messali’ di ingerire il pane della comunione domenicale, che attraversando il tratto intestinale, fermenta nello stomaco e successivamente espulso attraverso le ‘feci’, purifica così tutto l’apparato molle e ‘sensibile’ del corpo.

 

 

 

 

 

 

Ecco del perché entrambi i rituali sono fondamentali; perché, mentre il giorno della candelora, attraverso la benedizione della gola, non si permette più alle energie ‘negative’ di entrare nuovamente nel nostro corpo attraverso la bocca; permettiamo successivamente a quel pane benedetto, che verrà ‘mangiato’ il giorno successivo, di rendere il nostro ‘corpore’ puro e di renderlo libero da quegli influssi ‘negativi’ che non ne avranno più ‘libero’ accesso.

 

 

 

 

 

 

(…) cosicchè, la luce sarà in voi, e con tutti voi;

Emilio FERRARA



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