Il numero, le dimensioni, l’essenza e le sostanze; histŏrǐa (parte 3 di 4)

Pubblicato: 20/03/2023
Il numero, le dimensioni, l’essenza e le sostanze; histŏrǐa (parte 3 di 4)

Nella prima parte di questo articolo, feci cenno a Pitagora quale il più illuminato interprete ‘antico’ della numerologia e della musica. Numeri e note musicali, quali chiavi esoteriche per poter meglio comprendere gli schemi matematici e sonori dei quali l’universo è permeato; ma seppure tanto, parte degli studiosi stessi degli insegnamenti e dottrine ‘pitagoriche’, probabilmente ignorano come e dove lo stesso Pitagora, prima di addivenire un ‘magister’, acquisì ed imparò le fondamenta di questo proprio sapere.

A tal proposito, è il manoscritto Cooke (1425), che nel trattare dell'invenzione mitica della geometria e delle altre arti (precedenti al diluvio e sopravvissute ad esso), riporta: ‘Il figlio diretto della stirpe di Adamo, discendente delle sette generazioni di Adamo, prima del Diluvio, fu un uomo di nome Lamech il quale ebbe due mogli; la prima Ada ebbe due figli: uno chiamato Iabal e l'altro Iubal. Il più grande, Iabal, fu il primo fondatore della geometria e muratoria e costruì case ed è nominato nella Bibbia ‘pater habitancium in tentoriis atque pastorum’, cioè padre di uomini che vivono in tende, cioè case ...’. In effetti Iabal è ricordato nella bibbia come padre della pastorizia, ma il Cooke, spiega poco l’oltre, del perché questo lo rende competente in questioni di geometria, tant’è che: ‘Ne Il Maestro delle Storie, nel Beda, nel De imagine mundi, nel Polycronicon ed in molti altri testi antichi, si riporta che egli [Iabal] fece per primo la ripartizione della terra in modo che ogni uomo potesse individuare il suo campo e il suo lavoro. E divise anche greggi e pecore, perciò possiamo dire che egli fu il primo fondatore di quella scienza’. Le fonti a cui fa riferimento il manoscritto, sono tutti scritti inglesi: ‘il ‘Magister historiarum’ o ‘Comestor dell'Historia scholastica’, quindi il Venerabile Beda (672-735), Onorio di Autun, (XII sec.) autore di ‘De imagine mundi’ ed infine il Polycronicon di Ranulfo Higden (ca. 1300-1360)’. Ma il passo più interessante, è proprio quello che segue, e che conferma l'importanza di Isidoro nell'origine del rapporto fra Iubal e Pitagora: ‘E suo fratello Iubal o Tubal fu il fondatore della musica e del canto’; ma come nel Polycronicon, anche lo stesso Isidoro nelle sue Ethimologies nel i [iii] libro, puntualizza: ‘…e così Pitagora, come Tale Iubal, che fu il primo fondatore della musica e del canto, dell’organo e della tromba, trovò la scienza del suono dalla battitura dei metalli grazie a suo fratello Iubalcain [Tubalcain]… ed a tal ciò, Voi comprenderete che questo figlio Tubalcain fu il fondatore dell'arte del fabbro e di tutte le arti del metallo, cioè del ferro, oro e argento’. A questo punto, il manoscritto Cooke spiega perché queste 'competenze' (condannate da Dio, in quanto generate da Caino), siano potute sopravvivere al Diluvio, ovvero: ‘E questi tre [quattro] fratelli sapevano che Dio si sarebbe vendicato del peccato o col fuoco o con l'acqua ed essi posero la massima cura per salvare le scienze che avevano trovato e si consigliarono fra loro; e con i loro ingegni, dissero che c'erano due tipi di pietra di tale qualità, che la prima non sarebbe mai bruciata e quella pietra è chiamata marmo e che l'altra pietra non sarebbe mai affondata e quella pietra è chiamata mattone (laterus)’. E perciò essi idearono di scrivere tutte le scienze che avevano trovato in queste due pietre, così che se Dio si fosse vendicato con il fuoco, il marmo non sarebbe bruciato e se Dio si fosse vendicato con l'acqua, l'altra pietra non sarebbe affondata. E perciò pregarono il fratello più grande, Iabal, di fare due colonne con queste due pietre, cioè marmo e mattone, e d'incidere nei due pilastri tutte le scienze e le arti che essi avevano trovato. Anche in questo caso, l'origine del mito risale a Giuseppe Flavio: ‘Essi [i figli di Set] furono gl’inventori di quella particolare specie di sapienza che riguarda i corpi celesti e il loro ordine. E affinché le loro invenzioni non andassero perdute prima che fossero abbastanza note, in base alla predizione di Adamo secondo cui il mondo doveva essere distrutto una prima volta dal fuoco e una seconda volta dalla violenza e dalla massa dell’acque, essi costruirono due pilastri: uno di mattoni e l’altro di pietra. Essi incisero su entrambi le loro scoperte, in modo che se il pilastro di mattoni fosse distrutto dall’inondazione, quello di pietra potesse rimanere’ [Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, I/2.8]. E tuttavia, il manoscritto Cooke recupera di nuovo Pitagora (ed Ermete) quali scopritori delle verità incise su queste colonne. Il manoscritto, conclude quindi il passo circa le origini delle scienze esoteriche così: ‘E dopo molti anni dal Diluvio, come narra la Cronaca, questi due pilastri (colonne) furono ritrovati e, come dice il Polycronicon, un grande dotto chiamato Pitagora ne trovò uno ed Hermes, il filosofo, trovò l'altro ed essi insegnarono le scienze che trovarono scritte in essi’. Ma di tutto quanto sopra, esistono parallelismi o passi biblici che trattano di quanto fin’ora scritto, e sull’identità di ‘Iubal’, ‘Iabal’ e di ‘Tubalcain’?

In (Genesi 4,17-22) leggiamo: ‘Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. [18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. [19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla. [20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. [21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. [22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama’. Questo passo biblico, tratta brevemente della genealogia di Caino, ed ai versetti 20, 21 e 22, sono chiaramente riportati i nomi di coloro che ebbero ad inventare le arti della geometria, della musica e della fabbricazione dei metalli. I figli maschi di Lamec, ‘Iabal, Iubal e Tubalkàin’, cosi come vengono presentati dal narratore biblico, figurano (verosimilmente) come gli iniziatori di aspetti importanti della civiltà’. Tutti e tre i nomi hanno in comune la radice verbale ybl ‘portare’, che è la radice della produzione e della tecnologia; i primi due poi sono qualificati come ‘padri’ (hāyāh ʾăḇî), vale a dire ‘capostipiti’. Iabal ‘è il padre’ di quelli che abitano sotto le tende, presso il ‘bestiame’ (Gen 4,20). Il vocabolo miqneh ‘bestiame’ non indica solo i greggi di pecore e di capre, cioè il bestiame minuto, ma anche le mandrie di buoi, di cammelli e di asini. Il mestiere di Iabal perciò differisce da quello di Abele, espressamente definito come ‘pastore di pecore’; inoltre (quanto riportato dai biblisti), non è in contrasto con il tenore urbano della città, in quanto nel Vicino Oriente antico, la vita nella città e nel villaggio era essenzialmente basata sull’agricoltura. Al fratello Iubal (yūḇāl) viene attribuita l’invenzione della musica (v. 21). La ‘cetra’ (kinnôr) e il ‘flauto’ (ʿûgāḇ) sono gli strumenti più semplici e più antichi che la storia della musica conosca e sono assai confacenti a questo ambiente di allevatori e pastori di bestiame. Nell’AT alla musica era riconosciuto un valore terapeutico e soprattutto profetico; e sicuramente è per questa particolare attenzione alla musica ‘sacra’ che la tradizione biblica ricorda Iubal come inventore della musica. Infatti il nome Iubal è un participio passato con il significato di ‘portato in processione’, mentre il nome Tubal dovrebbe indicare la stessa ‘processione’. Quello che contraddistingue queste pagine bibliche da quelle dei miti, è che qui, pur nella sua essenzialità e quasi ermeticità, il narratore presenta le tecniche e le arti, non come doni fatti dagli dèi all’umanità, ma come frutto dell’inventiva di uomini che diventano per questo ‘padri’ o ‘capostipiti’. Facendo questo, agiscono in conformità con la volontà del Creatore che benedice l’umanità (Gen 1,28); la cui fecondità sta anche nel progresso di tecniche e arti. Per il testo biblico, queste nuove capacità tecniche, hanno in loro un significato positivo e delineano efficacemente il progresso dell’uomo; ma il narratore non è ingenuo, segnale che accanto a questo progresso positivo, si sviluppa il lato oscuro dell’umanità legato alla violenza: ‘laddove Caino sarebbe stato vendicato sette volte’ (Gen 4,15a), Lamec dice che lo sarà settantasette volte. Ma per meglio concepire quanto sopra, dobbiamo tornare per un attimo indietro nel tempo; il capitolo successivo a quello di Gen 4 (sopra riportato), narra infatti della discendenza di Set, fratello di Caino, che sembra molto simile alla precedente (il padre di Noè ha lo stesso nome del padre di Iubal); quello che qui interessa però, è che ‘una stessa genealogia’ è maledetta se figlia di Caino, ma 'salvata' (anche dal diluvio) se figlia di Set (in sostituzione del defunto Abele). Anche Flavio Giuseppe, storico ebreo di lingua greca, nelle Antichità giudaiche si limita a ripetere la Genesi precisando semmai, che il fratellastro fu anche valoroso guerriero, attività dalla quale sapeva trarre piacere personale: ‘Jubal, figlio della stessa madre [Ada], coltivò la musica e inventò il salterio e la citara. Jubel [altra versione del nome di Tubalkain], uno dei figli dell'altra moglie [Zilla ovvero Sella], superava tutti per forza, si distinse nell'arte della guerra con valore, e da questa traeva quanto soddisfa i piaceri del corpo, e fu il primo che inventò la lavorazione dei metalli’. [I, § 64]

Alla luce di quanto anche le Sacre Scritture riportano, è verosimile quindi ritenere, che primissimi testi a cui la tradizione esoterica rimanda sull’origine della numerologia e della musica, pongono la geometria a fondamento di tutte le arti, e Suo precursore ‘proprio Iabal’, il primogenito di Lamech’.

(…) e se anche per un attimo volessimo integrare la numerologia alla valenza che la stessa ha all’interno degli alfabeti? (…) e se, come per ognuno di quelli fin’ora interpretati, ad ogni lettera fosse assegnato un valore numerico che ne vela un intrinseco significato più profondo? Forse perché ogni lettera è un simbolo? Forse perché ogni numero è un simbolo? Oppure, perché entrambi hanno un’ ambivalente correlazione che le rappresenta quali tasselli indivisibili di un unico grande mosaico chiamato ‘creazione’? Guardando la questione sotto l'aspetto dell'alfabeto, sappiamo che il versetto (Genesi 1,1) lo possiamo riferire certamente all'alfabeto AT אֵ֥ת, così come, per l’equazione aleph-numerica che vi ho espresso nella prima parte di questo articolo (quando ho espresso il rapporto tra 0 ed 1, che contiene אֵ֥ת). Perché nulla è lasciato al caso, ma tutto ha il suo specifico ‘posto’ in tutte le fasi di quella ‘creazione’, che oggigiorno, forse, non è ancora terminata. (…); quasi a rimarcare che AT, è l’alfabeto del creatore, e che inizia proprio con la genesi nell’antico testamento (Antico Testamento AT). Infatti, la tav ת è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, alef אֵ֥, la prima, lo apre; Tav, lo chiude. Tutto a rimarcare che all’interno dell’Antico Testamento e solo in quello, tutto è compiuto?  Gen 1,1 : ‘omissis… creò il cielo e la terra’:  אֵ֥ת הַשָּׁמַ֖יִם וְאֵ֥ת הָאָֽרֶץ

(fine terza parte)            

Emilio FERRARA



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