Il numero, le dimensioni, l’essenza e le sostanze; alchimia (parte 4 di 4)

Pubblicato: 24/03/2023
Il numero, le dimensioni, l’essenza e le sostanze; alchimia (parte 4 di 4)

Nelle precedenti tre parti di questo articolo, attraversando (nel breve percorso), le velate sfaccettature funzionali dei numeri e delle dimensioni - strumenti preliminari alla computazione razionale dell’alveo materiale che ci circonda ed in cui siamo immersi -, ho ricondotto l’utilizzo propedeutico della matematica e della geometria, verso un più profondo sistema interpretativo che ci ha da sempre spinti a cercare oltre la materia. Uno studio concepibile, di ciò che sappiamo esistere, ma di cui non ne riusciamo a definire completamente, le ‘essenze’ e/o le ‘sostanze’ che lo compongono e del perché. L’architettura matematica e geometrica su cui la struttura universo si fonda, è a matrice binaria, rammentate lo 0 e lo 1? Tutto ha un suo opposto; nell’universo, il nostro almeno, (questo in cui percepiamo la nostra realtà), quel tutto, è sempre l’opposto di tutto. Impropriamente, potremmo osare che: ‘questa realtà, nella quale materia oggi interagiamo, è percettibile come tale, perché è sottoposta a regole perpetue di compensazione tra quest’ultima e l’anti-materia’. Non possiamo dar per certo però, che ciò valga anche per le altre e nelle altre dimensioni. Ma queste altre dimensioni, esistono veramente? In queste altre dimensioni, cosa persiste? …di cosa sono composte? Cosa contengono? …ma soprattutto, se le possiamo raggiungere, come possiamo farlo? Nel corso delle precedenti parti, vi ho accennato il concetto di alcune dimensioni, che seppure noi non percepiamo materialmente, le conosciamo ( a nostra immagine, per la nostra esperienza e limitatamente alla nostra evoluzione intellettiva) utilizzandole per ideare ‘probabilistici multi-versi’. Due, sono in particolare queste dimensioni che ci permettono di dare loro un nome: ‘la quarta dimensione o tempo, e la quinta o super-coscienza’.

Ora, se per la prima però, possiamo annotare a questo termine una dimensione ‘numerica e quantificabile’, come facciamo con la ‘quinta’? Questa dimensione, come la enunciamo ‘teoreticamente’ attraverso i numeri, la geometria e le matrici matematiche? Non possiamo! …o meglio, ci riusciamo se gli cambiamo nome. Questa quinta dimensione pertanto, non potendola più definire tale, perché incomputabile, la rinominiamo ‘spirale gravitazionale dei piani astrali’. Adesso quindi, potendo verosimilmente asserire che,  ‘attraverso le tre dimensioni della materia, e cubandone le ampiezze attraverso la dimensione temporale, esponenziando_ne la crescita, riusciremmo ad elevarci di piano’, probabilmente, saremo capaci di ipotizzare una ‘dimensione’ geometrica che esiste al di sopra della nostra.  Ma seppur adesso, abbiamo una ‘forma’, questa o queste ‘gravitazioni astrali’ di che essenza sono pervase? …e da quale sostanze sono composte? I latini, a questa antica scienza che cercava di spiegare questi ‘piani superiori della super-coscienza’, hanno dato il nome di ‘Chimizia’; alla sua pratica invece, quello di ‘al-Chimia’.  Gli alchimisti del passato, in fondo, non sono altro che degli scienziati ‘illuminati’ che hanno cercato nel corso dei secoli, di correlare gli elementi (nelle loro essenze e sostanze), per creare dalla loro mistura, dei cicli di trasmutazione che ne generassero degli ulteriori. L’alchimia però, oltre a ricercare la formula della mitica ‘pietra filosofale’, pervade lo studio immateriale delle trasformazioni ‘animiche’ e ‘spirituali’; tant’è che molte allegorie e simbolismi alchemici, sono palesemente riportati anche nelle ‘sacre scritture’.

In Giovanni 21 1,11 per esempio, si legge: ‘1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». 5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». 6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7 E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. 8 Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. 9 E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo 10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono»’. Questo passo del vangelo di Giovanni, narra il primo dei miracoli compiuti da Gesù; miracolo ‘alchemico’, miracolo ‘religioso’, miracolo ‘spirituale’, miracolo ‘magico’? Tanti potrebbero essere le interpretazioni che reggerebbero alternativi significati, a questo ‘compimento miracoloso’ di trasformazione che Giovanni descrive; e tali diversità, rappresentano proprio quello stato di ‘elevazione’ (attraverso il quale) ognuno di noi, e per quello che il nostro personale intelletto ci permette, , acquisisce la possibilità di viaggiare oltre il raziocinio, sperimentando un piano ‘immateriale’ dove la dimensione della ‘super-coscienza’, ci indica nuovi modelli interpretativi. Eppure noi tutti, questi processi alchemici, li sperimentiamo nella vita di tutti i giorni; seppure, li viviamo e subiamo consciamente, senza a volte comprenderne pienamente il perché. ‘Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris’ è una locuzione latina, che tradotta letteralmente significa: ‘Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai’. Questa espressione, usata nella liturgia cattolica il mercoledì delle ceneri, viene pronunciata dal celebrante mentre sparge sul capo dei fedeli un pizzico di cenere; e le parole quia pulvis es et in pulverem reverteris compaiono in (Genesi 3,19), allorché Dio, dopo il peccato originale, scaccia Adamo dal Giardino dell’Eden, condannandolo alla fatica del lavoro e alla morte: ‘Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai’. Questa asserzione, anch’essa, oltre ad essere un monito comportamentale, oggi contratto in ‘memento homo’ (ricordati uomo), figlia della più esplicita medievale ‘memento mori’ (ricordati che morirai), cela una grande trasmutazione alchemica umana; un processo di passaggio e trasmutazione, che contiene al suo interno sia il carattere ‘spirituale’ che ‘materiale’. Pensiamoci un po’ su; a questa trasformazione (del mercoledì delle ceneri), seguirà la festa più importante della cristianità: ‘la Pasqua’. La festa religiosa e spirituale della grande trasmutazione e rinascita spirituale. ‘Pesach’, con questo termine, nella bibbia ebraica viene indicata questa ricorrenza; seppure, per questo credo, la valenza interpretativa è diversa da quello cristiano. Ma se volessimo per un attimo sollevare quel celato però, tra il mercoledì delle ceneri e la pasqua, ci renderemmo conto, che l’allegoria ed il simbolismo alchemico, è fortemente rappresentato dai passaggi che tutti gli elementi della materia (in questo periodo) subiscono.

In natura, noi sappiamo che gli elementi presenti sono: ‘aria, acqua, terra e fuoco’; in alchimia, invece, originariamente ne esistevano altrettanti, ma nel tempo (per una problematica simbolica legata alla trinità) son rimasti 3, vengono chiamati stadi o fasi, e sono:

  • Melanosi, nigredo, ‘Opera al nero’: elemento terra, notte, inverno.
  • Leucosi, albedo, ‘Opera al bianco’: elemento acqua, alba, primavera.
  • Iosi, rubedo, ‘Opera al rosso’: elemento fuoco, tramonto, autunno.

La Xantosi, citrinitas, ‘Opera al giallo’: elemento aria, giorno pieno, estate; era originariamente la terza fase o stadio, che successivamente è stata eliminata.

A questo punto, avendo a disposizione i quattro elementi naturali e le tre fasi alchemiche, come possiamo ricondurle simbolicamente alla ‘polvere’ ed alle ‘ceneri pasquali’? Noi cristiani, siam consci che la ‘pasqua’ (legata alla passione, morte e resurrezione di Cristo), si compie in tre giorni terrestri, e questi giorni, sono chiara espressione di un passaggio -per interpolazione- legato alla trinità (padre, figlio e spirito santo). La polvere e le ceneri, seppur vengono strettamente associati, al vero, partecipano a due ‘opere’ distinte; infatti, se mentre la polvere è l’elemento materiale più semplice e rappresenta il ‘principio’ attraverso il quale ‘dio ci ha creati’, (‘Allora l'Eterno Dio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente’ Genesi 2,7), la cenere indica la ‘fine’, ma di un processo ‘alchemico’. Seppure l’elemento polvere è il collante, (…polvere della terra e …polvere di cenere), la terra è un elemento ‘non processato’, mentre le cenere sì. Immaginate quella polvere di terra in uno stato fangoso (come viene tradotta nel medesimo brano di Genesi nelle versioni di Tintori e di Martini), e quindi, resa modellabile della mescolanza alchemica tra l’ elemento terra e quello acqua; se questa, successivamente, la facessimo entrare in contatto con gli altri due elementi fuoco ed aria, avremmo prima la sua ‘cottura’ e successivamente la sua ‘essiccatura’. Alla fine di questi processi, dalla terra informe, insisterà una ‘creazione’. Vogliamo osare? I primi tre elementi, modellati dal padre, generano un figlio; figlio (golem) che, attraverso l’infusione dell’alito di vita nelle sue narici ‘nephesh’, da parte dello Spirito Santo, diventa infine: ‘essere vivente’ . Al contrario, per la  polvere di cenere, l’essiccatura avviene quale fase precedente alla ‘cottura’, che in questo caso, non sarà più tale, ma ‘bruciatura’; quindi, se nel primo caso, siamo chiamati a tornare polvere ‘ad pulvis’ per disgregazione naturale, nel secondo, siamo chiamati a trasformarci (o diventare) polvere ‘renascitur pulvis’ per incenerimento; e per tanto, se la disgregazione è uno stadio ‘retrogrado’ e di ritorno ‘ad orginem’, l’incenerimento, è uno stadio ‘progressista’ e di arrivo ‘ad conclusionem’. Morte e rinascita; perché, seppure qualche rigo addietro vi ho riportato (in riferimento al rito dell’imposizione delle ceneri) l’espressione liturgica ‘Memento, homo…’, sappiate che, indistintamente, se ne può utilizzare anche una seconda; questa, che oramai ha relegato la precedente quale ‘formula più tradizionale’, oggi è solitamente la più utilizzata. Paenitemini, et credite Evangelio’ infatti, è oggigiorno diventata la comune formula pronunciata durante la liturgia nel mercoledì delle ceneri. Ma perché questo cambio? Perché, se la prima è un espressione di monito e di fine di questa vita terrena che ci riporta alle origini della materia della quale siamo composti e quindi alla morte, la seconda, che si traduce con ‘convertitevi e credete al vangelo’, è l’espressione di una conversione ‘penitenziale’, dovuta ad una trasformazione interiore; e quindi, ad un percorso verso la speranza di una nuova vita spirituale che conduce al paradiso eterno, permeando la dimensione della  ‘super-coscienza’, che ci avvicina sempre più al contatto con il divino.

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» (Il Gattoparto; Giuseppe Tomasi di Lampeusa); però: se tutto cambia esteriormente, tutto rimane com’è; se tutto rimane com’è, tutto può cambiare interiormente.

Emilio FERRARA



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