Il nome, l’anima, lo spirito e psiche: l’indissolubile esistenza dell’essere – in pillole

Pubblicato: 13/06/2024

Per noi occidentali, oggigiorno, il nome identifica anagraficamente di fatto e nel diritto, una persona, ma per i semiti, gli ebrei e nelle Sacre Scritture, rappresentava qualcosa di ben più importante. Il nome presentava l’essenza stessa della persona, la sua natura, la sua forza, la sua attività, la sua discendenza, la sua appartenenza. Per i compilatori testamentari: ‘chi non ha un nome non esiste’

Il nome, l’anima, lo spirito e psiche: l’indissolubile esistenza dell’essere – in pillole

Il Dio biblico, già dal primo capitolo di Genesi, fa venire all’esistenza il creato pronunciando il nome dei suoi molteplici elementi: ‘Dio disse: Sia luce! E luce fu’ (Gen. 1:3). La punizione divina degli empi, per esempio, era espressa, cancellando il loro nome (vale a dire la loro discendenza) che conserva il nome paterno: ‘Tu hai rimproverato le nazioni, hai fatto perire l’empio, hai cancellato il loro nome per sempre’ (Sl 9:5); così come si legge in (Ap. 3:5): '...i giusti però, sussisteranno per sempre, avranno la vita da Dio: ‘Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli’.

Per la Bibbia quindi, conoscere il nome di qualcuno è conoscerne la natura, è avere un certo dominio su chi lo porta partecipando alla sua potenza. In Mesopotamia e in Egitto (terre che al tempo, oggi considereremmo pagane), il ‘nome’ era anche strettamente associato all’esercizio delle partiche magiche ed occulte: ‘conoscere il nome di un Dio, di un angelo, di un demone, era disporre in qualche modo della sua potenza divina’. Per questo motivo (per non amplificare le pratiche magiche vietate dalla Scrittura) presso gli Israeliti, gli esseri soprannaturali hanno, da sempre, una certa riluttanza a comunicare il loro nome se non strettamente necessario - La donna andò a dire a suo marito: ‘Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto davvero tremendo. Io non gli ho domandato da dove veniva, ed egli non mi ha detto il suo nome’ (Gdc 13:6). Nel famoso passo di Esodo in cui Mosè chiede il nome a Colui che gli parla dal roveto ardente, Questi, anziché rivelarglielo, rifiuta dapprima di manifestarglielo e poi si presenta come ‘Io sono colui che è’, ma nel senso di ‘Io sono chi sono’, ovvero: ‘Non importa quali siano i miei nomi: 'io sono', va è dillo’.

Adamo stesso, per concessione Divina, da' il nome a tutto ciò che era vivente nell’Eden: ‘19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo (Adamo), per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20 Così l'uomo (Adamo) impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile’ (Gen. 2, 19-20 ed. C.E.I. 1974).

Quindi, il nome era strettamente legato ad identificare chi o ciò che ‘lo portasse’, che o cosa ‘contenesse’ e da ‘cosa’ fosse composto. Ogni nome per tanto, può rappresentare, tutto quello che è visibile e non, ciò che è composto di materia fisica ma anche da energia impalpabile. Dio, nella genesi, da' un nome a tutto ciò che è inanimato e poi nel proprio nome (e_nomine), demanda Adamo di dare un nome a tutti gli esseri viventi, così da poterne avere su di esse il controllo. Tutto ciò che è vivente, è animato; tutto ciò che è animato, possiede un’anima. Spesso, i termini anima e spirito, vengono erroneamente accumunati o confusi tra loro; l’anima a differenza di ciò che in seguito definiremo come ‘spirito’ è direttamente legata all’unione imprescindibile tra questa ed il corpo che anima, mentre per lo ‘spirito’ non lo è.

In alcuni parallelismi tra sacre scritture canoniche e non, infatti, seppure l’anima, come si legge in genesi, è l’espressione dell’atto di ‘vivificazione’, attraverso il soffio divino o soffio di vita, con il quale D-o rende vivo ciò che è inanimato ed è predisposto a contenerne una (inteso anche come atto di creazione):  ‘Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente’ (Genesi 2:7), nell’ebraico biblico, non essendoci la concezione espressa dell’anima, questa parola, viene tradotta con il termine nephesh, che rappresenta antropologicamente il sangue. Il sangue è vita e per tanto, il concetto di alito vitale (inteso come anima) viene concepito come il vitalizzante che era contenuto nel sangue stesso, quale Sua parte indissolubile.

Quindi, se quel termine: ‘plasmò l’uomo con polvere del suolo…’, allegoricamente viene inteso: ‘creato da l’innesto del sangue (dna) di Dio, con un ‘generato’ già presente sulla terra’, l’Adam, ecco collegato il parallelismo con l’Adapa sumero, figlio del dio Enki - (L’Ea babilonese) che viene descritto nel testo cosmo e teo-gonico dei Sumeri ‘Enuma Elish’. Al ciò, si potrebbe definire l’anima, come una dimensione vitale e semi-immateriale ma dell’essere umano. Mentre lo spirito, quella dimensione esclusivamente immateriale ma trascendente, legata alla dimensione divina ed alla conoscenza del D-o, che non appartiene solo all’essere umano. Infatti, l’anima è tale, solo nella dimensione nella quale concorre alla vita, poi cessa di esistere in questi temini; mentre lo spirito, concorre ad una esistenza multi-dimensionale, quale energia viva e reminiscente che non concorre alla vita per la propria esistenza.

L’energia spiritica per tanto, è ancestrale rispetto l’anima e non può essere nel suo contrario. Uno spirito esiste e si può manifestare energeticamente senza un contenitore; tanto meno, smettere di esistere senza una ‘precedente corporeità’ o forma materiale, di cui invece ne ha necessità l’anima per esistere. Tant’è che, ogni nome, è manifestato nel proprio corpo materiale, che contiene un’anima vitale emozionale che ne coesiste fino il Suo distacco terreno dal mondo fisico; seppure lo stesso, perdura nella successiva dimensione trascendente, dove è immanifesto, ma rappresentato da uno spirito energetico che ne contiene le memorie ‘antiche’ e ne caratterizza forza, natura e senso della propria esistenza, senza obbligo di essere stato un essere materiale vivente. Anima_essenza/Spirito_energia. Ecco perchè, il nome è essenziale per identificare nella vita, un contenitore che contiene un'anima a cui è collegato fino all'elevazione in un piano superiore, dove segue e persegue come spirito. In questo senso, il nome assume una valenza propria e fondamentale per tutti i tempi passati ed a venire! - Nel nome, come nel corpo e per lo spirito. Conoscere il nome di qualcuno e/o qualcosa, vuol dire conoscerne l'essenza e l'energia.

Anche per psiche, corre l’obbligo chiarirne alcuni aspetti. Psiche, è il fondamento nel principio; è contemporaneamente la ‘ricettività’ e l’energia. È il soggetto materia che muta in ‘azione’. Il tutto universale che è rappresentato da un simbolismo indifferenziato ed infinito. Il principio del logos che muta in psiche. Psiche che è affine al ‘verbum’; azione ed elevazione. Non è anima; non è spirito.

Oggi altresì per estensione, ma non per significato intrinseco, psiche rappresenta quel concetto ‘mondo’ che unisce il micro al macro - in quanto il concetto etimologico da cui deriva ‘respiro - alito della vita’-, fu assimilato dall’essoterismo contemporaneo, al principio creatore, all’anima, alla genesi delle fondamenta dell’universo metafisico in cui viviamo. Quindi psiche, è assonabile a quel proposito intellettivo di evoluzione del concetto romantico di una scuola culturale che specificava questo concetto, quale sorgente dell’ambivalente funzione emozionale e relazionale. Da questa commistione, nacquero filosoficamente due costrutti di pensiero l’uno opposto all'altro.

Il primo ha legato la psiche all'anima energetica (fonte attiva di un’azione dettata dalla volontà), e il secondo a corporeizzarla nel soggettivo ‘io’ interiore, con l'oggettiva fisionomia della nostra materialità che diventa l’elemento ricettivo di questa forza.

È stata però la transizione post illuminista e pre-romantica, caratterizzata nelle correnti occultiste e magiche del post Umanesimo, a dare il via ad uno sbilanciamento verso il pensiero transumano - all’elevare la propria materialità -, ad evolverla per contenere e raggiungere lo stesso piano di quello della nostra mente pensante. La creatura che passeggia di fianco il Suo Creatore.

Emilio FERRARA



Ultimi Video


Vedi tutti i video »

Clicca sul Banner in basso e guarda il video

Inquadra il codice qr e sostienici!

Oltre le barriere - 2k24 -

è un progetto de

L'Albero Verde della Vita

_____________________________

 

_______________________

DOMUS SAPIENTIAE - Collana Testi

(Liber I)

(Liber II)

(Liber III)

______________________