I pagi e la Pasqua: origini di una festività politeista

Pubblicato: 05/04/2023
I pagi e la Pasqua: origini di una festività politeista

La domenica di Pasqua è una festa celebrata da milioni di persone in tutto il mondo, che in questo giorno onorano la risurrezione di Gesù dai morti; descritta nel Nuovo Testamento come avvenuta tre giorni dopo la sua crocifissione sul Calvario, la ‘resurrezione’, rappresenta per i Cristiani, la festività più importante di questo credo.

La Pasqua però, a differenza di tutte le altre feste cristiane, e così come per gli altri credo religiosi e pagani, è una ‘festa mobile’. Infatti, viene scelta per corrispondere alla prima domenica dopo la luna piena successiva l’equinozio di marzo; e si verifica in date diverse in tutto il mondo, anche perché, mentre le chiese occidentali usano il calendario gregoriano, quelle orientali usano il calendario giuliano.

Questa festività però, come concordano la maggior parte degli storici e biblisti, in origine era una festa pagana; tant’è, come menzionato da diversi dizionari biblici, ‘La parola Pasqua, Eastra, è un termine theos-oforo di origine anglo-sassone, e indentifica la dea della primavera. I popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente all'incirca al nostro aprile, ‘Eostre-monath’; fu solo nel tardo ottavo secolo, che gli anglosassoni cristiani, adattarono questo nome anche per eleggere la celebrazione della risurrezione di Cristo’. Tanto, perché all’inizio, molte delle usanze pagane associate alla celebrazione della primavera, erano praticate insieme alle tradizioni pasquali cristiane, che alla fine arrivarono ad assorbirle, e renderle simboli della resurrezione del Cristo. A corrobora di quanto sopra scritto, è fondante annotare, che solo dopo il Primo Concilio di Nicea (325 d.c.), ufficialmente si stabilì che la data della Pasqua cristiana, fosse fissata proprio in concomitanza della prima domenica seguente la luna piena (la luna piena pasquale) dopo l’equinozio di marzo.

Prima di proseguire però, è bene chiarie quale sia la differenza, tra il termine pagano (oggi spesso accostato al più moderno ‘profano’) e quello religioso, o meglio ancora ‘sacro’, nel contesto dei credi religiosi monoteisti.

Il termine paganesimo, indica le religioni antiche, e specialmente quelle proprie della Grecia antica e della Roma antica, soprattutto quando viste in opposizione al cristianesimo e giudaismo. Tali religioni, erano infatti sopravvissute soprattutto nei villaggi delle campagne (pagi); ed oggigiorno, il termine paganesimo, è ancora usato nella storia delle religioni, soltanto in questo senso storico. Ma la coscienza del valore originario del termine, è in gran parte ancora viva; e quindi per pagani, si designano oggi comunemente i seguaci del politeismo vero e proprio.

Ma quali i riferimenti più antichi di questa festività pagana? - La storia pasquale della crocifissione e della risurrezione, è un simbolo di rinascita e rinnovamento; e potrebbe raccontare allegoricamente, il ciclo delle stagioni (la morte e il ritorno del sole – Solstizi ed equinozi). Questa storia pasquale, trae probabilmente origine dal mito sumero di Damuzi (Tammuz) e Inanna (Ishtar - dea della fertilità); un racconto epico (trovato a fine 800), inciso su tavolette di argilla in cuneiforme risalenti al 2100 a.C., chiamato ‘La discesa di Ishtar agli inferi’.

La dea sumera Inanna è conosciuta con il suo nome babilonese di ‘Ishtar’. Nell’antica Canaan Ishtar è conosciuta come Astarte, e le sue controparti nei pantheon greco e romano sono conosciute come Afrodite e Venere.

Una prospettiva correlata però, è che la Pasqua fosse in origine una celebrazione della dea germanica Ostara (uno degli otto sabba, ovvero una delle otto festività, che nella tradizione pagana scandiscono lo scorrere dell'anno). Uno degli aspetti più onorati di Ostara, è lo spirito di rinnovamento legato alla celebrazione dell’equinozio di primavera; Ostara segna il giorno in cui la luce è uguale all’oscurità (equus nox) e proseguirà a essere sempre più splendente. Come latore di fuoco, dopo un inverno freddo, la dea era spesso raffigurata insieme una lepre, animale che raffigura l’arrivo della primavera e la fertilità della stagione.

L’idea della resurrezione, era già radicata nella celebrazione di Ostara; questa dea, sembra quindi essere stata la divinità della luce che vince l’oscurità, uno spettacolo simbolico di fuochi e consacrazioni, il cui significato potrebbe essere facilmente adattato al giorno della ‘resurgat’ cristiana.

La maggior parte delle analisi etimologiche della parola ‘Pasqua’ però, concordano sul fatto (culti anglo-sassoni esclusi), che derivi dal termine aramaico Pascha, che lo fa discendere dall’ Ebraico Pesach (passaggio); e del quale simbolismo, il primo cristianesimo ne fece coincidere anche il calendario. Ma seppure ci sono differenze distinte tra le celebrazioni della Pesach e della Pasqua, entrambe le feste celebrano la rinascita – nel cristianesimo attraverso la risurrezione del Cristo e nelle tradizioni ebraiche attraverso la liberazione degli israeliti dalla schiavitù Egizia, ed il loro insediamento in terra di Canaan - (L’esodo).

Le usanze più ampiamente realizzate nella domenica di Pasqua, rimirano i simboli del coniglio (lepre) e dell’uovo. Come già menzionata qualche rigo addietro, la lepre era un simbolo associato a Ostara, che come l’uovo, rappresentano la primavera, la fertilità ed il rinnovamento; seppure quest’ultimo, come simbolo di vita rinnovata, risale agli antichi egizi e persiani, che avevano l’uso di colorarle e mangiarle durante la loro festa di primavera. Nell’antico Egitto, usato nella festività dell’ Heb-shemw, l’uovo simboleggiava il sole; mentre per i babilonesi l’uovo rappresentava la schiusa di Venere/Ishtar, che cadde dal cielo, giù nelle acque dell’Eufrate.

In molte tradizioni cristiane, l’usanza di dare le uova a Pasqua è la celebrazione di una nuova vita. I cristiani ricordano che Gesù, dopo essere morto sulla croce, risuscitò dai morti, dimostrando che la vita poteva vincere sulla morte. L’uovo è il simbolo della camera sepolcrale in cui è stato deposto il Cristo; e romperlo, rappresenta la Sua resurrezione, il suo risveglio.

Indipendentemente dalle origini di questo simbolo, la maggior parte delle persone, concorda sul fatto che nulla simboleggia il rinnovamento meglio dell’uovo. L’uovo cosmico: rotondo, infinito e pieno di vita; il macro-cosmo, che contiene al suo interno ‘un micro-cosmo pronto a nascere, morire, e trasfigurare per rinascere ancora’.

Emilio FERRARA



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