L’alimentazione nella prima infanzia

Pubblicato: 15/04/2021

La fase dello svezzamento 

L’alimentazione nella prima infanzia

I primi anni di vita sono fondamentali per definire le abitudini alimentari dei bambini; la fase dello svezzamento è il primo momento in cui il bambino incontra i cibi solidi; essi appaiono così interessanti da desiderare di essere sperimentati in ogni forma.

Spesso i bambini che si approcciano allo svezzamento desiderano, di fatto, esplorare il cibo attraverso i propri canali sensoriali che non sono solo quelli canonici quali gusto e vista; i bambini necessitano di annusare il cibodi toccarlo, di spargerlo per conoscerlo e conoscere quello che accade di conseguenza.

La fase di svezzamento, di fatto, può essere intesa come una fase di alimentazione complementare poiché indica il graduale inserimento di cibi o liquidi diversi dal latte materno (o artificiale) che non vanno a sostituirsi ad esso, ma lo affiancano.

Esso è un momento fondamentale della crescita sia dal punto di vista nutrizionale - poiché l’introduzione di nuovi alimenti risponde ad una vera e propria necessità fisiologica di crescita, ma anche e soprattutto dal punto di vista relazionale.

È frequente la preoccupazione delle madri in questa fase di estrema importanza soprattutto quando i bambini sono poco ricettivi nei confronti del cibo solido e, di conseguenza, lo usano solo per giocare e “sporcare”; al contrario, lo sporcare il piano adibito all’alimentazione è una fase di importanza psicologica estrema poiché sta consentendo al bambino di scoprire e sorprendersi di una cosa che produce effetti e sensazioni nuove poiché impara che ciò che gli si propone davanti si può plasmare, raccoglierecolorare, accumulare o essere sparso ma anche eliminarediffuso e distribuito; così facendo il bambino, in una fase evolutiva molto precoce, tra i 5 e i 7 mesi di vita, amplia il proprio bagaglio di conoscenze sia da un punto di vista meramente esperenziale, sia rispetto alla conoscenza di sé; egli scopre reazioni emotive proprie ma anche veicolate dalla reazione-interazione con l’adulto che rimandano al senso di soddisfazione, gratificazione, gioia, divertimento; come tali, queste reazioni contribuiranno a costruire memorie episodiche piacevoli.

Al contrario l’ostacolo a queste esperienze può rivelarsi deleterio; la preoccupazione delle madri alla non responsività al cibo lascia intendere che l’importanza di questa fase per il cargiver è solo di tipo nutrizionale finalizzata, dunque, al favorire l’accrescimento del peso del bambino, svuotandola, così, di tutto l’universo emotivo e di sperimentazione del sé che contribuisce a definire la significatività di questo tipo di esperienza. 

Tale preoccupazione “arriva” al bambino il quale, inconsapevolmente rinforzerà tale preoccupazione. Quello che accade è che la reazione di esplorazione del bambino, viene percepita dal carergiver, specie se particolarmente ansioso, come una reazione di rifiuto, ciò produrrà in quest’ultimo una risposta, a sua volta, di maggiore attivazione che porterà l’adulto a insistere nel somministrare a tutti i costi il cibo oppure a coprire di attenzioni il bambino attraverso ogni sorta di escamotage affinché assuma i nutrinti; questo sovrainvestimento risulterà particolarmente gratificante per il bambino poiché ha favorito una maggiore concentrazione attentiva del cargiver su di sé: di conseguenza, il piccolo sarà portato a favorire ulteriormente l’attivazione del cargiver nei propri confronti, rifiutando ancor di più l’assunzione di cibo.

Quello che accade, in sintesi, è che il bambino comprende che accade qualcosa che produce una reazione di maggiore attivazione del cargiver nei suoi confronti e indirettamente ne è gratificato; ne deriva, dunque, che tale gratificazione porta il bambino a sollecitare ulteriormente quel comportamento così da attivare un circolo vizioso che, nel tempo, se non interrotto, trasformerà il momento del pranzo in un teatro di conflitti e scontri che rischia di trasformare il pasto in un momento davvero spiacevole per tutti.

In realtà diventa essenziale, per evitare di incorrere in tali rischi, non forzare il bambino ad assumere cibo quando non lo desidera, né tanto meno, ingannarlo distraendolo con tv, cellulari, giochi o libretti. Questa nuova avventura del cibo, rappresenta un passaggio fondamentale nella vita del bambino ma che va affrontato con serenità, pazienza e flessibilità, rispettano i suoi tempi e riponendo fiducia nel bambino. 

 

Dr.ssa Ezia MAZZARACO



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