Allergie primaverili e alimentazione

Pubblicato: 01/04/2021
Allergie primaverili e alimentazione

Finalmente è arrivata la primavera, una delle stagioni più amate da tutti. Si esce dal rigido clima invernale, gli alberi e le piante fioriscono, si riscoprono gli odori ma per il 20% delle persone inizia la stagione delle allergie.

Ebbene sì, la primavera è il periodo dell’anno più frequentemente associato a manifestazioni allergiche quali, l’allergia ai pollini ed alle graminacee.

In realtà esistono numerose forme allergiche che si possono presentare in diversi periodi dell’anno, come ad esempio allergia a piante con fioritura invernale o autunnale o allergie che possono durare tutto l’anno come quella agli acari della polvere, ai peli di animali o ad alcuni alimenti.

Ma senza dubbio, con l’arrivo della primavera i soggetti più sensibili si trovano a fare i conti con lacrimazione ed infiammazione delle vie respiratorie.

Perché ciò avviene?

Le reazioni allergiche, sono determinate da una risposta eccessiva del nostro sistema immunitario (ipersensibilità) nei confronti di una o più sostanze con cui entriamo in contatto, i temuti allergeni.

Normalmente queste sostanze sono innocue ma quando vengono inalate, mangiate o toccate da un soggetto allergico sono in grado di provocare una risposta infiammatoria anomala ed esagerata da parte del sistema immunitario, con conseguente produzione di anticorpi definiti immunoglobuline IgE.

Le IgE si legano ai mastociti, altre cellule di difesa presenti nel nostro organismo, portando alla liberazione di numerose sostanze pro-infiammatorie, tra cui l’ISTAMINA, responsabile della comparsa dei sintomi allergici.

La sintomatologia allergica può comprende rinite, asma, infiammazione oculare, orticaria, dermatiti, infiammazione gastrointestinale come dissenteria e, nei casi più importanti, anche shock anafilattico, che può rivelarsi addirittura fatale.

È possibile alleviare i sintomi dell’allergia attraverso un’adeguata terapia farmacologica e cercando di esporsi il meno possibile alla presenza dell’allergene, evitando di passeggiare nei prati durante il periodo di fioritura, stando attenti a non mangiare cibi a cui si è allergici (se non siete sicuri degli ingredienti chiedete sempre), cercando di mantenere gli ambienti domestici e di lavoro il più possibile puliti dalla polvere.

Quello che spesso non si sa o viene sottovalutato è che anche la nostra alimentazione quotidiana, può rivelarsi un valido aiuto per cercare di contrastare gli effetti dell’allergia.

Ma qual è il nesso tra alimentazione e allergia?

Dovete sapere che l’istamina è presente anche in molteplici alimenti di consumo quotidiano ed i soggetti allergici non dovrebbero mai prescindere dal seguire un’alimentazione povera di istamina specie nel periodo primaverile.

Ma come?

  • Limitando  il consumo di cibi ricchi di istamina o con effetto istamino-liberatore

Si tratta di alimenti che possono peggiorare ed amplificare i sintomi allergici aumentando il rilascio di istamina nel flusso sanguigno.

Alimenti ricchi di istamina: pomodori, crauti, spinaci, melanzane, formaggi stagionati e fermentati, conserve, ketchup e salsa di soia, pesce in scatola e conservato, pesce affumicato, crostacei e frutti di mare, affettati e insaccati, alcolici e aceto di vino, lievito.

Alimenti istamina-liberatori: albume, molluschi, fragole, banana, papaya, pomodori, cioccolata, pesce, ananas, alcool, fecola di patate, noci, nocciole, mandorle, arachidi, frutta secca, caffè, lenticchie, fave, avocado, carne di maiale.

  • Evitando fenomeni di cross-reattività o reattività crociata tra allergeni ambientali ad alcuni cibi

La cross-reattività è una reazione del sistema immunitario prodotta dalla combinazione di due o più allergie ed è determinata dal fatto che due sostanze, una ambientale ed una alimentare, possono contenere allergeni strutturalmente simili tra loro ed innescare, pertanto, una reazione immunologica simile.

Ad esempio: chi risulta allergico alle graminacee dovrebbe fare attenzione a cibi quali frumento, melone, anguria, kiwi, pomodoro, frutta secca, pesca, albicocca. O ancora, chi risulta allergico  alla betulla, se mangia una mela, è come se facesse una  scorpacciata di pollini che il sistema immunitario non gradirà, soprattutto durante la stagione a rischio pollini (meglio però contenerne il consumo durante tutto l’ anno).

Questo non vuol dire eliminare tutti questi alimenti ma semplicemente tenere in considerazione la possibilità di una cross-reazione soprattutto se, durante il periodo di fioritura delle graminacee, la persona avverte altri sintomi in seguito all’ingestione degli alimenti sopra citati (come prurito o bruciore al palato o alle labbra, gonfiore al viso, orticaria). 

  • Leggendo sempre attentamente le etichette alimentari

Durante la lavorazione industriale è possibile che alcuni allergeni possano contaminare il prodotto finale perché presenti in azienda o sulla stessa linea produttiva. L’eventuale rischio di contaminazione ed in particolare, la presenza di allergeni alimentari, secondo il regolamento (UE) 1169/2011 deve essere sempre dichiarata ed indicata in etichetta.

L’indicazione degli allergeni, deve essere evidenziata con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti per dimensioni, stile o colore, in modo da permettere di visualizzarne rapidamente la presenza.

Anche i prodotti sfusi devono riportare obbligatoriamente l’indicazione della presenza degli allergeni che troveremo segnalata anche sui prodotti somministrati in ristoranti, mense, bar, ed altri esercizi dediti alla somministrazione di cibi e bevande.

  • Consumando alimenti biologici a km 0 e quanto più naturali possibili

È stato dimostrato che alcuni additivi chimici usati durante i processi di lavorazione industriale (addensanti, conservanti, coloranti) possono scatenare reazioni allergiche, principalmente se consumati in grandi quantità. È quindi consigliabile scegliere alimenti che contengano meno additivi alimentari possibili, anch’essi obbligatoriamente elencati nella lista ingredienti riportata su ogni etichetta alimentare.

Solitamente, per ciascun additivo, in etichetta è ripotata la classe di appartenenza (per es. colorante) e la sigla Europea (E) seguita da un numero a 3-4 cifre.

In breve:

i coloranti: da E100 a E199, servono a presentare un prodotto che inviti maggiormente al consumo;

i conservanti: da E200 a E299, usati per rallentare oppure impedire il processo di deterioramento degli alimenti causato da batteri, lieviti e muffe;

gli antiossidanti: da E300 a E322, impediscono o rallentano il processo di ossidazione che si verifica per la presenza dell’ossigeno nell’aria;

i correttori di acidità: da E325 a E385;

gli addensanti, emulsionanti e stabilizzanti: da E400 a E495, servono a legare quegli ingredienti che altrimenti avrebbero tendenza a dividersi.

Esistono infine gli aromatizzanti che non posseggono un codice e che danno al prodotto gli odori ed i gusti che si desidera. Occorre precisare che dietro l’etichetta “aromi naturali” possono celarsi prodotti che in realtà non hanno mai visto la natura e che sono stati creati in laboratorio. È sufficiente, infatti, che la molecola chimica sia simile a quella presente in natura per ottenere il permesso di chiamarsi “naturale”.

  • Avendo cura del proprio  intestino

Sempre più numerose ricerche scientifiche dimostrano come al centro della nostra salute ci siano l'intestino e la flora batterica che vive nel nostro apparato digerente.

L’intestino è la sede del sistema immunitario, il luogo deputato all'assimilazione dei nutrienti chiave, alla produzione di alcune vitamine e alla produzione di alcuni ormoni (serotonina).

Se è presente disbiosi e /o permeabilità intestinale, i processi di autoriparazione e difesa del nostro organismo non funzionano più correttamente rischiando di ammalarci.

 

Dr.ssa Mariana DE MARINIS

Dietista

Docente dell’Istituto “Eccelsa”

Istituto alta formazione del gusto alimentare



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