Pnrr

Pubblicato: 12/07/2021

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 

Pnrr

II piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è il documento che il governo italiano ha predisposto per illustrare alla Commissione Europea come il nostro paese intenda investire i fondi che arriveranno nell’ambito del programma Next Generation Eu descrivendo altresì i progetti che l’Italia intende realizzare grazie ai fondi comunitari.

Delinea inoltre come tali risorse saranno gestite e presenta anche un calendario di riforme collegate finalizzate in parte all’attuazione del piano ed in parte alla modernizzazione del paese. Per “collegato” si intende misure associate a provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica, cioè quell’insieme di interventi contenuti nella legge di bilancio volti a modificare la legislazione vigente.

In base alle informazioni fornite dal servizio studi di camera e senato sappiamo che le misure legislative saranno complessivamente 53. Nove di queste saranno adottate con decreto legge, 12 con legge delega, 1 con decreto legislativo e le rimanenti con legge ordinaria.

Da notare che 8 misure sono associate a provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica, cioè quell'insieme di interventi contenuti nella legge di bilancio volti a modificare la legislazione vigente.

Le riforme orizzontali sono innovazioni strutturali di interesse generale. Le riforme abilitanti sono interventi finalizzati all’attuazione del Pnrr. Le riforme di accompagnamento sono interventi che, seppure non comprese nel perimetro del piano, sono destinate ad accompagnarne l’attuazione.

Da notare infine che per 6 misure legislative l’approvazione definitiva è prevista oltre il 2023. A queste se ne aggiungono altre 3 il cui percorso è previsto interamente nella prossima legislatura. Ciò significa ovviamente che il compito di portare a termine questi provvedimenti, e più in generale l'intero Pnrr, spetterà al prossimo governo e al prossimo parlamento.

Suddivide i settori di intervento in 6 missioni principali, tra cui digitalizzazione, salute e transizione ecologica.

Infatti il piano è stata realizzato seguendo le linee guida emananate dalla Commissione Europea e si articola su tre assi principali: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale.

Il Pnrr raggruppa i progetti di investimento in 16 componenti, a loro volta raggruppate in 6 missioni:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  4. Istruzione e ricerca;
  5. Coesione e inclusione;
  6. Salute.

La realizzazione del Pnrr sarà un passaggio fondamentale per il futuro del nostro paese. Vista l’enorme mole di risorse che muoverà (€. 235,12 mld saranno gestite dall’Italia), ma anche le numerose riforme ad esso collegate, è quindi fondamentale che il governo e gli altri soggetti coinvolti assicurino la massima trasparenza.

Da questo punto di vista il percorso non è iniziato sotto i migliori auspici. Un primo elemento critico riguarda lo scarso e tardivo coinvolgimento del parlamento nella definizione dei progetti contenuti nel piano. Inoltre la governance appare estremamente centralizzata intorno a palazzo Chigi e al Ministero dell’Economia che avranno un ruolo preminente anche rispetto agli altri dicasteri.

Ma al di là del tema, non certo secondario, della trasparenza, un altro aspetto di fondamentale importanza riguarderà l’effettiva attuazione del Pnrr. Il cronoprogramma degli interventi, sia per quanto riguarda la realizzazione dei progetti che dal punto di vista delle riforme è infatti molto stringente. Solo per quanto riguarda il 2021 infatti il governo dovrà investire 15,7 miliardi su 105 diversi progetti. Mentre per quanto riguarda le riforme, 30 sulle 53 totali dovranno quantomeno iniziare il loro iter parlamentare entro la fine dell'anno.

Con numeri così rilevanti il rischio di storture è molto alto. Per questo motivo sarà fondamentale un monitoraggio attento e dettagliato sullo stato di avanzamento dei progetti e sui soggetti che beneficeranno di questa enorme mole di risorse. Un altro aspetto non secondario sarà certamente quello di verificare il rispetto dei tempi per quanto riguarda l’approvazione delle riforme previste dal piano. Riforme che costituivano una condizione indispensabile per ricevere i finanziamenti.

Secondo una relazione pubblicata dal centro studi del parlamento, il governo valuta l’impatto del Pnrr sull’economia del nostro paese con una crescita dello 0,8%, portando il tasso di crescita potenziale nell’anno finale del piano all’1,4%.

Parallelamente ai progetti di investimento, il Pnrr delinea anche le riforme che il governo intende adottare per modernizzare il paese. Riforme che costituivano una conditio sine qua non per ottenere i finanziamenti.

Il piano distingue 4 diverse tipologie di riforme:

  • orizzontali o di contesto: misure d’interesse generale;
  • abilitanti: interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano;
  • settoriali: riferite a singole missioni o comunque ad ambiti specifici;
  • concorrenti: non strettamente collegate con l’attuazione del piano ma comunque necessarie per la modernizzazione del paese (come la riforma del sistema fiscale o quella degli ammortizzatori sociali).

La gestione e l’attuazione del Pnrr infine sono state definite con uno specifico decreto legge. Ogni soggetto coinvolto nel piano (inclusi i ministeri e le altre amministrazioni sia centrali che locali) sarà chiamato ad attuare gli interventi e le riforme di propria competenza.

Al Ministero dell’Economia e delle Finanze sarà istituita una struttura di coordinamento per il monitoraggio e il controllo dell’attuazione oltre al contatto con la Commissione Europea.

palazzo Chigi sarà invece creata una cabina di regia che avrà il compito di monitorare l’avanzamento del piano, proporre l’eventuale attivazione dei poteri sostitutivi e le modifiche normative necessarie per l’attuazione del piano.

L’Italia è la principale beneficiaria di questo nuovo programma di finanziamento comunitario con 191,5 miliardi di euro di fondi suddivisi tra sovvenzioni (68,9 miliardi) e prestiti (122,6 miliardi). A tali risorse si aggiungono poi circa 13 miliardi di euro di cui il nostro paese beneficerà nell’ambito del programma Assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (React-Eu).

Il governo ha inoltre, con apposito decreto legge, stanziato ulteriori 30,62 miliardi che serviranno a completare i progetti contenuti nel Pnrr.

La quota di risorse più ingente è assegnata per la realizzazione dei progetti inseriti nella missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) del piano che riceverà poco meno di 60 miliardi di euro.

Alla missione 1 (digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) sono assegnati circa 40,7 miliardi, mentre alla missione 4 (istruzione e ricerca) con quasi 31.

Circa 25 miliardi saranno poi assegnati alle infrastrutture, quasi 20 per coesione e inclusione e circa 15 infine per la salute.

FONTE: elaborazione openpolis



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