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Dal 25 febbraio a Villa Medici le mostre "Agnès Varda e "Nicole Gravier"
PARIGI–ROMA: SGUARDI AL FEMMINILE
A Villa Medici le mostre di Agnès Varda e Nicole Gravier
tra fotografia, cinema e immaginario mediatico
Dal 25 febbraio 2026 l'Accademia di Francia a Roma - Villa Medici apre al pubblico due mostre che, con linguaggi diversi ma complementari, attraversano il rapporto tra immagini e immaginario, tra vita quotidiana e rappresentazione, tra sguardo femminile e dispositivi della cultura di massa. Da una parte la prima grande retrospettiva in Italia dedicata all’opera fotografica di Agnès Varda (1928–2019), intitolata Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma (25 febbraio – 25 maggio 2026), omaggio che si inserisce nelle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma (1956–2026). Dall’altra Nicole Gravier. Fotoromanzo (25 febbraio – 4 maggio 2026), prima mostra istituzionale in Italia dell’artista francese che ha fatto del détournement e della decostruzione degli stereotipi mediatici una pratica pionieristica, con un lavoro che trova un’eco diretta nella rivoluzione femminista italiana degli anni Settanta.
Il doppio appuntamento conferma la vocazione di Accademia di Francia a Roma – Villa Medici come luogo di ricerca e di dialogo tra arti, città e linguaggi: la fotografia come campo di sperimentazione e memoria, il cinema come estensione naturale dello sguardo, l’immagine popolare come terreno di conflitto e consapevolezza. Due percorsi che invitano il pubblico a interrogarsi su come si costruiscono le narrazioni visive e su come, a partire da un dettaglio, da un volto, da una posa o da una didascalia, si possa raccontare un’epoca.
Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma
25 febbraio – 25 maggio 2026
La Parigi di Agnès Varda
Curatrice: Anne de Mondenard, musée Carnavalet – Histoire de Paris.
Con la collaborazione eccezionale del musée Carnavalet – Histoire de Paris, Paris Musées e Rosalie Varda.
L’Italia di Agnès Varda
Curatrice: Carole Sandrin, Institut pour la photographie.
In coproduzione con l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France, sulla base del fondo fotografico e degli archivi della Succession Agnès Varda.
Con Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma, Villa Medici rende omaggio all’artista e regista attraverso la prima grande retrospettiva italiana dedicata alla sua opera fotografica. È un invito a entrare in un universo in cui fotografia e cinema si richiamano costantemente, non come discipline separate ma come forme comunicanti di una stessa “scrittura per immagini”: la fotografia come taccuino, come prova, come gesto di osservazione; il cinema come eco e sviluppo narrativo di quel medesimo sguardo.
Il cuore simbolico della mostra è Parigi, e più precisamente il cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, di lavoro e di sperimentazione per quasi sette decenni, spazio inscindibile dall’identità artistica di Varda. Intorno a quel cortile - trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954 - si costruisce un racconto che mette in scena una Parigi vissuta “dal basso”: il quartiere, le strade, i volti, le presenze marginali, le relazioni, l’ironia, la tenerezza e, insieme, la precisione con cui Varda sa cogliere il tempo storico nella trama della quotidianità.
Accanto agli anni parigini, il percorso si apre a un’altra geografia decisiva: l’Italia, vissuta e osservata da Varda in momenti cruciali della sua formazione e della sua maturità. Le fotografie realizzate durante i viaggi da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici, risuonano come un controcampo che mette in luce la sua capacità di abitare i luoghi senza mai ridurli a scenario. Sono immagini in cui il pittoresco si intreccia con l’intelligenza compositiva, con un’attenzione quasi grafica per ombre, contrasti, geometrie, e con quella curiosità che la spinge a cercare - sempre - ciò che passa inosservato.
La mostra mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. Il progetto nasce dal musée Carnavalet – Histoire de Paris (presentato a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025) ed è curato da Anne de Mondenard con Paris Musées, con la collaborazione eccezionale del musée Carnavalet – Histoire de Paris, Paris Musées e Rosalie Varda. L’approfondimento dedicato all’Italia è curato da Carole Sandrin ed è realizzato in coproduzione con l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France, sulla base del fondo fotografico e degli archivi della Succession Agnès Varda. Alla base del percorso, un lavoro di ricerca durato oltre due anni, costruito sul fondo fotografico di Varda e sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata e oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.
Il racconto espositivo è articolato in nove capitoli, che compongono una biografia per immagini, fatta di luoghi e di ossessioni poetiche: dagli esordi e dai primi paesaggi parigini (“Prima di rue Daguerre”) all’approdo nel suo spazio-mondo (“Il cortile di rue Daguerre”); dalla Parigi del dopoguerra attraversata con ironia e una sottile vena enigmatica (“Drôle de Paris”) alla pratica del reportage come regia e messa in scena (“Foto-scrittura”); fino alla città che diventa specchio emotivo e politico (“La città in eco”), e alla costante attenzione per donne e vite marginali (“Donne, persone”). Un focus speciale, naturalmente, è dedicato a “L’Italia”: il viaggio del 1959 tra Venezia e dintorni, con i suoi motivi ricorrenti e le sue scoperte visive; e il 1963 romano, quando Varda arriva con tre macchine fotografiche per ritrarre Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per Il Gattopardo, e visita Jean-Luc Godard sul set del Disprezzo, fotografando Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli. Il percorso si conclude con la trasformazione del cortile in corte-giardino (“La corte-giardino”), fino al modo in cui il suo sguardo attraversa lo spazio urbano tra finzione, documentario e frammenti di prova (“Viaggio in città”).
Nel dialogo con le fotografie e i film di Varda, la mostra riunisce inoltre opere di artisti come Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr, restituendo la rete di relazioni artistiche e l’orizzonte culturale in cui lo sguardo di Varda si è formato e continuamente reinventato.
A completare e ampliare questo omaggio, l’opera di Agnès Varda sarà protagonista anche di una grande esposizione in Italia che dialoga direttamente con il progetto romano: Viva Varda! Il cinema è donna, alla Galleria Modernissimo di Bologna dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, una mostra monografica su 1.200 mq dedicata alla cineasta, fotografa e artista, prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, a cura di Florence Tissot con la direzione artistica di Rosalie Varda, in collaborazione con Ciné-Tamaris. Nel periodo di apertura, la Cineteca curerà anche al Cinema Modernissimo una retrospettiva completa delle opere di Varda, affiancata dalla pubblicazione, per le Edizioni Cineteca di Bologna, della traduzione italiana del volume Agnès Varda di Laure Adler (Gallimard, con il sostegno di Chanel).
Catalogo
La mostra è accompagnata dal catalogo Le Paris d’Agnès Varda – de-ci, de-là, a cura di Anne de Mondenard e pubblicato da Paris Musées (240 pagine, 250 illustrazioni; progetto grafico Jad Hussein; prezzo 39 €; formato 24 x 32 cm), con testi di Antoine de Baecque, Anne de Mondenard, Dominique Païni, Carole Sandrin e Rosalie Varda.
240 pagine, 250 illustrazioni
Progetto grafico: Jad Hussein
Prezzo: 39 €
Formato: 24 x 32 cm

Nicole Gravier. Fotoromanzo
25 febbraio – 4 maggio 2026
Con il sostegno della galleria ERMES ERMES, Roma
In parallelo alla retrospettiva dedicata ad Agnès Varda, Villa Medici presenta Fotoromanzo, prima mostra istituzionale in Italia di Nicole Gravier (nata ad Arles nel 1949), artista francese post-concettuale e pioniera del détournement visivo di immagini mediatiche. Se Varda attraversa la città e i suoi abitanti con un’attenzione poetica e politica, Gravier entra nel cuore della comunicazione di massa per smontarne la grammatica: pose, stereotipi, cliché, promesse di felicità e codici di genere.
Stabilitasi in Italia all’inizio degli anni Settanta, prima a Roma e poi a Milano, Gravier si concentra in particolare sull’influenza del fotoromanzo nella cultura popolare. Nella serie Miti & Cliché: Fotoromanzi, l’artista si appropria dei codici del fotoromanzo italiano degli anni ’70 attraverso messe in scena che stravolgono con ironia le posture ripetitive e le dinamiche stereotipate, portando in superficie la narrazione patriarcale delle immagini: la subordinazione delle donne e l’ideale di realizzazione attraverso amore e matrimonio. La serie Miti & Cliché: Pubblicità prosegue questo lavoro di manipolazione delle immagini della moda e della stampa femminile, demistificando i modelli normativi di bellezza, successo e felicità.
Con un gesto che richiama l’orizzonte dell’arte “semiotica”, e in risonanza con la riflessione di Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso (1976), Gravier interroga come i segni producono significato e come i miti visivi possano essere ribaltati: ritagliando, ricomponendo e disturbando immagini e testo, mette in crisi ciò che si crede di vedere e rivela i meccanismi della dominazione simbolica. Il suo lavoro dialoga in modo diretto con il contesto italiano degli anni Settanta e con la rivoluzione femminista che ha messo in discussione il potere del linguaggio e dell’immagine, in continuità con artiste e teoriche come Carla Lonzi, Mirella Bentivoglio e Tomaso Binga. Presentata in parallelo alla mostra su Varda, l’opera di Gravier ne intercetta alcune tensioni fondamentali: l’attenzione al quotidiano, la critica delle rappresentazioni del femminile e la capacità di fare dell’immagine un campo di battaglia culturale.
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Fondata nel 1666 da Luigi XIV, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, è un’istituzione francese che dal 1803 ha sede presso Villa Medici, una villa del XVI secolo circondata da un parco di 7 ettari che sorge sul Monte Pincio, nel cuore di Roma. Ente pubblico nazionale dipendente dal Ministero della Cultura, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici adempie oggi a tre missioni complementari: accogliere artisti, creatori e ricercatori di alto livello in residenza per soggiorni lunghi – della durata di un anno –, o più brevi; realizzare una programmazione culturale e artistica che integri tutti i campi delle arti e della creazione e che si rivolga a un vasto pubblico; conservare, restaurare, studiare e far conoscere al pubblico il suo patrimonio architettonico e paesaggistico e le sue collezioni.
Il direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è Sam Stourdzé.
L’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici è un ente del Ministero della Cultura Francese.
Elisabetta CASTIGLIONI
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