Gesù si fa trovare da coloro che lo cercano con cuore sincero

Pubblicato: 11/04/2026
Gesù si fa trovare da coloro che lo cercano con cuore sincero

Questa domenica si conclude la cosiddetta ottava di Pasqua. La Chiesa ha sempre considerato questa settimana come un unico giorno di Pasqua e questo giorno ultimo era chiamato "domenica in albis", ricordando il nome della veste indossata dai neofiti, la cosiddetta "alba", cioè la veste bianca che veniva indossata dai neobattizzati, appunto, e poteva essere rimossa proprio dopo una settimana.

Con Giovanni Paolo II, poi questa domenica ha anche assunto il titolo di "domenica della Divina misericordia", dopo le rivelazioni della Santa Faustina Kowalska, anche perché, effettivamente i Vangeli ci rimandano sempre alla bontà di Cristo, alla Sua grande Misericordia, che si traduce soprattutto in quella pazienza che ha avuto particolarmente con Tommaso, il quale non era presente quando Gesù apparve Risorto per la prima volta.

L' apostolo l'aveva, in un certo senso, provocato: "io se non vedo, se non tocco con le mie mani, se non lo incontro personalmente non credo". Bisogna dire che Tommaso ha avuto coraggio a fare queste affermazioni e probabilmente anche tutti gli altri apostoli avrebbero voluto dire la stessa cosa. In qualche modo, a riguardo, anche noi potremmo ritrovarci in quello che dichiara Tommaso con tanta sincerità. Cioè potremmo dire che ci rappresenta, perché, molto spesso, pure noi abbiamo bisogno di prove, abbiamo bisogno di essere confermati da prove, da situazioni che possano comprovare la fede in cui noi confidiamo e crediamo. Ma in realtà, un vero credente non dovrebbe dover aver bisogno di queste cose. È evidente che non ho bisogno di credere o avere delle prove per credere, altrimenti non saremmo più in un ambito spirituale ma scientifico e il linguaggio scientifico, per altro, pur servendosi dell'empiria, alla fine, quando dinanzi ad alcuni fenomeni non sa dare risposte specifiche e congruenti, ammette di non riuscire ad andare oltre e non pretende di essere esaustivo a tutti i costi.

Credere significa abbandonarsi nelle mani di Dio con o senza prove...e poi le prove vengono eccome!
La mia fede ha un senso solo se entro in questa dinamica spirituale che non mi rende "credulone" ma piuttosto figlio e fratello fiducioso, pieno di amore per Dio e per i fratelli.

Tommaso rappresenta ciascuno di noi, effettivamente, non soltanto gli altri apostoli, ma anche ciascuno di noi, quel cosiddetto "non credente" che è dentro di noi. In noi, infatti come ben ricordava il Cardinale Martini: in noi c'è "un credente", ma c'è anche un "non credente", perché spesso siamo presi dai dubbi. Se siamo onesti, a volte tendiamo a cercare e a cercare comunque di avere conferme.

San Francesco, come Tommaso è stato molto sincero con tutti, nella Chiesa e specialmente con la gerarchia. Quel piccolo, grande uomo che abbiamo avuto l'onore di vedere direttamente in Basilica, durante la speciale ostensione ad 800 anni dalla sua morte, ad Assisi ha innescato un processo di cambiamento ed attenzione al Suo messaggio fortemente e radicalmente evangelico più di tanti altri che rapportandosi alla Chiesa, con violenza, pretendevano di ottenere sodfisfazione rimanendo fuori.

Al tempo di Francesco c'era un gran proliferare di eretici, mendicanti, pseudocongregazioni ecc. che predicavano in contrasto con la Chiesa, Francesco invece scelse la via dell'umiltà e dell'obbedienza alla Chiesa, pur esprimendo il suo pensiero. Potremmo dire che è riuscito a cambiare la Chiesa ma rimanendo all'interno.
Così come ben aveva rappresentato Giotto dipingendo Francesco che sostiene la Chiesa. Il poverello di Assisi prese veramente sulle sue spalle forti tutta la Chiesa, non la sbeffeggiò, non l'accuso', ma cominciò, lui per primo a dare l'esempio ed essere un vero seguace di Cristo, ponendosi "sulle Sue orme"; Era convinto, pur vedendo contraddizioni e incoerenze che non competeva a Lui giudicare ma questo non gli impediva di parlare a tutti, financo al Papa con grande parresia ed umiltà.

Tornando ora a Tommaso, possiamo dire che lui aveva fatto altrettanto già allora, agli albori della Chiesa, voleva stare dentro, non voleva uscire. Oggi, purtroppo, assistiamo a processi contrari di gente che sbraita contro la Chiesa, calunnia, disprezza, molto spesso ingiustamente, pretendendo cambiamenti aggiornamenti o addirittura, rigurciti dì in un passato remoto, tanto doloroso se riattivato, sbattendo la porta e andandosene. Tommaso non sbatte' la porta, ritornò perché aveva a cuore Gesù lo amava veramente, aveva a cuore la primitiva Chiesa e non esito', così come fece poi Francesco a dire le sue ragioni e, in questo caso ad esternare anche i suoi dubbi.

Si possono prevedere valanghe di progetti di rinnovamento, ma ci vuole rispetto, pazienza, dialogo e soprattutto umiltà. Tommaso avrebbe potuto fare la scelta di uscire dal Cenacolo, rimanere fuori dal Cenacolo, invece è tornato per indurre tutti a convincimenti di fede ancora più profonda, anche attraverso i suoi inrerrogativi e i suoi dubbi.
Don Tonino Bello ebbe a dire indirizzando una lettera proprio a a Tommaso: «Caro Tommaso,...ho deciso, dopo tanti anni di schierarmi con te...
È stupefacente leggere che otto giorni dopo eri ancora con loro. Non li hai mollati come a volte vedo fare, non ti sei sentito superiore, migliore, a parte. Hai voluto condividere la tua amarezza con loro, non hai pensato di fare una Chiesa alternativa. (...) Come frate Francesco poverello farà, hai voluto convertire la Chiesa dal di dentro, senza uscirne. E hai fatto benissimo: apposta per te è venuto il Maestro; vedi come ti ama? Ti mostra le sue piaghe, il costato. Poi sorride e ti parla. (...)"

Gesù con umiltà è andato incontro a Tommaso, ha risposto alle sue richieste, non le ha accolte come provocazioni perché sapeva di avere un uomo pieno di Amore per Dio. Gesù, infatti, non risponde alle provocazioni, ai ricatti o alle richieste di spettacolarità, così come abbiamo visto durante la Sua crocifissione: "i farisei e gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano" (Giovanni 15,31-33).

Questo ci fa comprendere come il Signore va incontro a tutti, soprattutto a coloro che lo cercano con un cuore sincero. Non dimentichiamo che Tommaso, quando Gesù decise di andare da Lazzaro già cadavere, disse chiaramente: "andiamo anche noi a morire con Lui" (Giovanni 11,16). Quindi non parliamo di un provocatore o di uno che non crede e per credere vuole a tutti i costi prove, si tratta di un apostolo invece pronto a condividere tutto con Gesù e questo forse deve essere il criterio.

Il criterio più importante per un vero credente "seguace di Gesù" dovrebbe essere quello della condivisione del resto Gesù stesso ebbe a dire a coloro che lo cercavano e volevano seguirlo: "venite e vedrete". Non si può essere cristiani senza andare da Lui, senza stare insieme e con Lui condividere tutto con il Signore, anche quando si vivono tempi difficili, anche quando sono contrassegnati dal dubbio.

don Alfonso GIORGIO



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