Discepoli, dietro la croce di Cristo

Pubblicato: 29/08/2026
Discepoli, dietro la croce di  Cristo

Il Vangelo di questa domenica si pone in perfetta continuità con quello di domenica scorsa. Gesù, per la prima volta, annuncia apertamente la sua morte: fa il primo chiaro annuncio della sua passione e morte.

​Di fronte a questo annuncio assistiamo alla reazione di Pietrocolui che poco prima aveva espresso con tanta forza la propria fede. È una reazione terribile, una vera e propria repulsione: «Non ti accadrà mai questo!», cioè «io non lo permetterò». Forse una reazione dettata da un senso di affetto umano, eppure la risposta di Gesù è durissima e decisa: «Vade retro, Satana!».

​Gesù chiama Pietro "Satana", ovvero nemico, accusatore. Proprio a lui, a cui poco prima aveva affidato le chiavi del Regno e della Chiesa! Quel "vai dietro a me" è certamente un richiamo fermo, ma è soprattutto un invito fondamentale: torna a fare il discepolo. Non puoi ergerti a maestro, non sei tu che devi guidare i miei passi, ma sono io che devo guidare i tuoi. Essere discepolo significa stare dietro al Maestro, pronti a seguirlo. E se vogliamo essere suoi amici, dobbiamo essere pronti ad accogliere la celebre espressione: prendere la propria croce e seguirlo.

​La Croce: non Amuleto, ma Dono d'Amore

​Ecco allora che la Croce rivela il suo vero significato. Il crocifisso non è un semplice orpello da tenere al collo o da appendere alla parete come un amuleto scaramantico, ma diventa per noi il segno più grande dell'amore di Dio. È una logica da abbracciare: la logica dell'amore che si dona fino al sangue.

​Come ci ricordava con profonda intuizione Santa Maria De Mattias, ciascuno di noi ha un valore inestimabile: «Noi valiamo il sangue di Cristo». Quando le difficoltà o i fallimenti ci portano a dubitare del nostro valore, guardiamo al Crocifisso. Lì c'è la misura della nostra dignità: siamo stati amati a prezzo del Suo sangue.

​L'Esempio di San Francesco d'Assisi

​Tanti santi che ci hanno preceduto hanno compreso fino in fondo questa verità. Tra questi brilla San Francesco d'Assisi, il quale si è fatto egli stesso croce quando Gesù gli ha impresso nel corpo le stigmate.

​Francesco si è messo alla sequela di Gesù denudandosi completamente, spogliandosi di tutti i suoi beni e seguendo veramente il Signore povero e nudo sulla croce. Mai come in San Francesco la logica della croce si è incarnata in maniera così totale e profonda. Egli diventa per noi un modello straordinario di fede e di sequela: ci insegna che portare la croce non significa soltanto caricarla sulle spalle come un peso, ma portarla nel cuore come scelta d'amore.

​Chiediamo oggi la grazia di fare un passo indietro, proprio come Pietro: smettiamo di voler insegnare a Dio la strada e torniamo a camminare dietro a Lui, pronti ad abbracciare la logica d'amore della Croce.

don Alfonso GIORGIO



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