Beati sono coloro che si fanno ultimi

Pubblicato: 31/01/2026
Beati sono coloro che si fanno ultimi

La stupenda pagina del Vangelo di Matteo che ci propone il discorso di Gesù sulle Beatitudini ci vuole confermare un fatto importante: non si deve fuggire dalla realtà, non si può fuggire dal dolore, dalle sofferenze che la vita ci riserva, occorre, in effetti, fare un lavoro personale, magari, "di accettazione". In questo senso penso alle persone con disabilità, in particolare ed in specifico alle disabilità visive, cioè a coloro che si ritrovano, a un certo punto della vita, a non vedere più o con una scarsa possibilità di vedere le cose e le persone: una maculopatia o qualche malattia che incombe all' improvviso.

Ci può essere anche una reazione opposta come fuggire dalla realta' e non accettare.
Il Signore ci chiede invece di dare un senso nuovo alle cose, alla vita, a tutto ciò che ci capita, di vivere ogni giorno con un senso di gratitudine. Secondo questa prospettiva sono Beati, allora, non coloro che stanno soffrendo, questo è chiaro, ma coloro che riescono nonostante la sofferenza, la povertà, o quelle situazioni incresciose della vita, ad andare oltre. In effetti il Vangelo in questo modo può essere solo annunciato ai poveri.

Non è un caso che questo si ripeta sempre nella Chiesa che continua ad annunciare il Vangelo ai poveri, cioè a coloro che mancano di qualche cosa e sentono quindi nel proprio cuore di poter fare spazio a Dio.
Solo chi sente il vuoto può aprire il cuore a Dio. Dobbiamo allora chiederci dove vogliamo stare, da che parte vogliamo andare: tra coloro che mancano, tra coloro che hanno un vuoto, tra coloro che hanno bisogno della grazia di Dio, dell'amore di Dio, mancano di qualcuno, di qualcosa, o tra coloro che, invece, non hanno bisogno di nulla, o pensano, si illudono di non dover avere bisogno di nulla?

Dinanzi a questa pagina del Vangelo dobbiamo chiederci dove stare. Stare tra coloro che hanno bisogno, tra coloro che sentono, il vuoto dentro di sé e possono fare spazio a Dio, che è la vera felicità significa accogliere il Vangelo che ci dice questo: "sono beati e sono felici coloro che appunto possono ritrovarsi in questa situazione così come preciso' Papa Francesco in occasione della sua visita alla tomba di Don Tonino Bello, quando disse che Don Tonino ha a cuore i poveri e quindi rimane sempre "sintonizzato sul canale di Dio", non perde mai la frequenza del Vangelo.

E Don Tonino parlava di una Chiesa così, che sente di dover tornare all'essenziale, per professare con coerenza che il Signore è l'unico vero Bene, una Chiesa monda di autoreferenzialità, che non è in attesa di ricevere, ma di prestare "pronto soccorso". Una Chiesa che noi possiamo testimoniare, attenta agli umili, attenta agli ultimi, "sul passo degli ultimi", per dirla ancora con Don Tonino Bello.

don Alfonso GIORGIO



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