Oreste di Euripide con Pino Quartullo per Festival del Teatro Classico di Formia 2025

Pubblicato: 11/08/2025

FESTIVAL DEL TEATRO CLASSICO DI FORMIA 2025

 X Edizione

 Area Archeologica di Caposele

   Direzione Artistica Vincenzo Zingaro

Lunedì 11 agosto ore 21,30

 “ORESTE”

di Euripide

 adattamento e regia:

 Alessandro Machia

con:

Pino Quartullo, Marco Imparato, Alessandra Fallucchi, Giulio Forges Davanzati, Claudio Mazzenga, Silvia Degrandi, Tommaso Garrè, Alessandro Giorgi, Alessia Ferrero, Valeria Cimaglia, Stefania Bassino

Oreste di Euripide con Pino Quartullo per Festival del Teatro Classico di Formia 2025

Ultimo appuntamento per il đť—™estival del Teatro Classico di Formia 2025, presso l’Area Archeologica di Caposele, lunedì 11 agosto, alle ore 21,30 (recupero della data riviata il 19 luglio), Oreste di Euripide, adattamento e regia, Alessandro Machia, con: Pino Quartullo, Marco Imparato, Alessandra Fallucchi, Giulio Forges Davanzati, Claudio Mazzenga, Silvia Degrandi, Tommaso Garrè, Alessandro Giorgi, Alessia Ferrero, Valeria Cimaglia e Stefania Bassino. Rappresentata per la prima volta nel 408 a.C. in un’Atene logorata dalla guerra e ormai vicina alla sconfitta definitiva, la tragedia costituisce una profonda indagine sul divino e sull’animo umano. Oreste, dopo l’uccisione della madre, Clitennestra, è trascinato dalle Erinni negli abissi della follia. Euripide mette in discussione il ruolo tradizionale degli dèi nella vita degli uomini, scardinando il modello eschileo, sollevando profonde riflessioni sul tema della giustizia, della responsabilità morale e sul rapporto fra uomini e divinità.

NOTE DI REGIA

L’Oreste di Euripide è la libera e corrosiva rilettura di uno dei miti più rappresentati nel teatro tragico. Oreste, braccato dalle Erinni e preda dei rimorsi per il matricidio commesso, viene condannato a morte dall’assemblea degli Argivi. Abbandonato al suo destino dal dio Apollo - che l’aveva spinto al delitto - e dal pavido zio Menelao, che ritorna vanesio e trionfatore fingendosi estraneo a ogni responsabilità; perseguitato dalle Erinni e in preda al deliquio, in uno stato di allucinazione e di profonda prostrazione psichica, Oreste medita una sanguinaria vendetta su Elena e Menelao – forse l’unico atto totalmente libero e pienamente cosciente del giovane figlio di Agamennone. Ma non riuscirà a portare a termine il suo piano omicidiario, il suo gesto di libertà, per il bizzarro ed estremo intervento di Apollo, che imporrà la pace tra il giovane matricida e Menelao, divinizzando addirittura Elena. Vicenda cupa e angosciosa dal finale solo apparentemente lieto, questa tragedia, oltre a essere una delle più riuscite prove drammaturgiche di Euripide, è una vera e propria indagine sul sacro e sul divino coi mezzi della tragedia. Qui, ancor più che nell’Ifigenia in Aulide, Euripide ingaggia un corpo a corpo con le divinità olimpiche, la loro insufficienza e la necessità di un ordine superiore. A emergere infatti, ancora una volta e in maniera potente, è la convenzionalità del deus ex machina euripideo, che sembra rivelare in filigrana la solitudine dell’uomo, abbandonato alle sue scelte e alla sua coscienza; quasi anticipando – per contrasto e in maniera vertiginosa - un tema che si affaccerà soltanto col cristianesimo per poi diventare il tema cardine della modernità: la libertà.

Ufficio Stampa

Maurizio Quattrini 



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