Stop alla distruzione degli abiti invenduti

Pubblicato: 01/05/2026

Commissione Ue adotta nuove regole per il settore tessile

Stop alla distruzione degli abiti invenduti

La Commissione europea ha introdotto ieri nuove regole volte a limitare la distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, nell’ambito del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR). L’obiettivo, secondo quanto comunicato dall’istituzione comunitaria, è ridurre gli sprechi, contenere l’impatto ambientale e creare condizioni di parità per le imprese che adottano modelli di business sostenibili, favorendo un’economia più circolare.

Stop alla distruzione degli abiti invenduti: Commissione Ue adotta nuove regole per il settore tessile

Ogni anno, si stima che tra il 4 e il 9% dei tessuti invenduti in Europa venga eliminato prima ancora di essere indossato, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, quantità quasi equivalente alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021. Per contrastare questa pratica, il regolamento impone alle aziende di fornire informazioni sui prodotti invenduti che vengono smaltiti come rifiuti e introduce un divieto generale di distruzione di capi, accessori e calzature invenduti.

Gli atti delegati e di attuazione approvati definiscono le modalità di applicazione del divieto e i criteri per le eventuali deroghe. In particolare, l’atto delegato chiarisce le circostanze in cui la distruzione è consentita, ad esempio per ragioni di sicurezza o danni al prodotto, mentre le autorità nazionali saranno incaricate di verificarne il rispetto. Parallelamente, la legge di attuazione stabilisce un formato standardizzato per la comunicazione dei volumi di beni di consumo invenduti, norma che entrerà in vigore a partire da febbraio 2027, garantendo alle imprese tempo sufficiente per adeguarsi. Secondo la Commissione, le aziende saranno incoraggiate a gestire le scorte in modo più efficiente, attraverso pratiche di rivendita, rigenerazione, donazione o riutilizzo, evitando lo smaltimento immediato. Il divieto di distruzione per le grandi imprese entrerà in vigore il 19 luglio 2026, mentre le medie aziende dovranno conformarsi entro il 2030. Le regole sulla divulgazione delle informazioni sui prodotti invenduti si applicano già alle grandi aziende e saranno estese alle medie aziende nello stesso arco temporale.

“Il settore tessile è all’avanguardia nella transizione verso la sostenibilità, ma permangono ancora delle sfide. I numeri sui rifiuti dimostrano la necessità di agire. Con queste nuove misure, il settore tessile sarà in grado di orientarsi verso pratiche sostenibili e circolari, e potremo aumentare la nostra competitività e ridurre le nostre dipendenze”, ha dichiarato Jessika Roswall, Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva.

La pratica della distruzione dei beni invenduti, già diffusa a livello nazionale e internazionale, rappresenta un problema economico e ambientale significativo. Solo in Francia, si stima che ogni anno vengano distrutti prodotti invenduti per un valore di circa 630 milioni di euro. In Germania, il fenomeno si amplia anche allo shopping online, con quasi 20 milioni di articoli restituiti ogni anno che finiscono tra i rifiuti. La Commissione europea punta così a intervenire in maniera strutturale sul settore tessile, promuovendo una produzione più sostenibile e al contempo rafforzando la competitività delle imprese europee. L’ESPR mira a rendere i prodotti più durevoli, riutilizzabili e riciclabili, aumentando l’efficienza e la circolarità dei materiali, e contribuendo a ridurre in modo significativo gli sprechi generati dal mercato.

Fonte: https://euroborsa.it/commissione-ue-settore-tessile.aspx



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