Come vengono nominati i vertici Rai

Pubblicato: 15/08/2021
Come vengono nominati i vertici Rai

La RaiRadiotelevisione italiana è una società per azioni partecipata al 99,56% dal ministero dell’economia e delle finanze (Mef) e allo 0,44% dalla Società italiana degli autori ed editori (Siae).

Le procedure di nomina dei suoi vertici sono definite da un’apposita legge e coinvolgono in maniera determinante organi prettamente politici.

Il testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici all’art. 49 assegna alla Rai la concessione generale del servizio pubblico radiotelevisivo.

La legge 220/2015 ha ridefinito la materia modificando in parte anche la sua struttura di governance introducendo la figura dell’amministratore delegato. Nonostante l’azienda sia legalmente una società per azioni infatti è il testo unico dei servizi audiovisivi a disciplinare le procedure di nomina dei vertici aziendali, che hanno durata triennale.

I membri del Consiglio di amministrazione (Cda) sono 7.

Due sono eletti dalla camera dei deputati, 2 dal senato della repubblica, 2 sono designati dal consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’economia e 1 dall’assemblea dei dipendenti Rai.

Per quanto riguarda i componenti eletti dal parlamento la legge prevede che questi siano individuati tra coloro che presentano la propria candidatura nell’ambito di una procedura pubblica di selezione.

I componenti del consiglio possono essere rimossi attraverso una delibera dell’assemblea, che tuttavia dev’essere approvata dalla commissione di vigilanza Rai. Inoltre visto che il governo, tramite il Mef, possiede quasi il 100% delle azioni Rai, le decisioni dell’assemblea dei soci riflettono sostanzialmente la sua posizione.

Il Presidente del consiglio di amministrazione è eletto dal consiglio di amministrazione stesso tra i suoi componenti. La sua nomina però, per essere effettiva, deve essere confermata dalla commissione parlamentare di vigilanza, con una maggioranza dei 2/3 dei componenti.

L’Amministratore delegato è nominato dal consiglio di amministrazione su proposta dell’assemblea ed è la figura con maggiori responsabilità di direzione aziendale. È lui infatti che “sovrintende all’organizzazione e al funzionamento dell’azienda nel quadro dei piani e delle direttive definiti dal consiglio di amministrazione”.

Anche le altre principali nomine dipendono dall’amministratore delegato, prime tra tutte quelle dei dirigenti di primo livello. Nel caso si tratti di direttori di rete, di canale o di testata è richiesto il parere del consiglio di amministrazione.

Per quanto riguarda i direttori di testata inoltre quando il parere è espresso dalla maggioranza dei 2/3 assume carattere vincolante.

La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi non è un organo dell’azienda ma una commissione parlamentare bicamerale, generalmente presieduta da un membro dell’opposizione e composta da 20 deputati e 20 senatori.

Come abbiamo visto svolge un ruolo fondamentale sia rispetto ad alcune nomine sia per la procedura di revoca dell’incarico del componenti del Cda. Inoltre il Cda riferisce semestralmente alla commissione, prima dell’approvazione del bilancio, e gli consegna l’elenco di tutti gli ospiti che hanno partecipato alle trasmissioni. Più in generale esercita, come esplicitato dal nome, poteri di indirizzo generale e di vigilanza sull’attività della concessionaria.

La Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, formula gli indirizzi generali per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 1, per la predisposizione dei programmi e per la loro equilibrata distribuzione nei tempi disponibili; controlla il rispetto degli indirizzi e adotta tempestivamente le deliberazioni necessarie per la loro osservanza ex lege 103/1975, art. 4.

Gli attuali membri del consiglio di amministrazione sono entrati in carica a luglio 2021. La normativa prevede che, un mese prima della scadenza del mandato (di durata triennale), vengano designati i nuovi componenti.

Le nomine di competenza del governo sono ricadute su Carlo Fuortes, indicato come amministratore delegato, e Marinella Soldi, come presidente.

                           

Fuortes è un manager della cultura e attualmente ricopre l’incarico di sovrintendente del teatro dell’opera di Roma, nominato dal ministro Franceschini del Partito democratico (Pd). Nel suo lavoro tuttavia ha avuto modo di collaborare con esponenti di varie aree politiche come l’attuale sindaca di Roma Virgina Raggi e il suo predecessore Gianni Alemanno.

Marinella Soldi ha già ricoperto incarichi di rilievo nel settore televisivo, in particolare come Ceo di Discovery. La sua indicazione alla carica di presidente tuttavia ha creato alcuni malumori all’interno della maggioranza. Nonostante questo la sua nomina, dopo essere stata votata in Cda, è stata poi confermata dalla commissione parlamentare di vigilanza senza particolari difficoltà.

Per quanto riguarda i 4 componenti scelti dal parlamento 2 sono stati eletti su indicazione della componente giallorossa del governo (Alessandro Di Majo dal Movimento 5 stelle e Francesca Bria dal Pd) e due su indicazione dei partiti di centrodestra (Igor De Blasio dalla Lega e Simona Agnes da Forza Italia).

L’accordo all’interno del centrodestra tuttavia ha riguardato solo i partiti della maggioranza. Fratelli d’Italia (FdI) aveva sostenuto invece la riconferma all’interno del Cda di Giampaolo Rossi.

Oggi la componente giallorossa del governo conta 16 membri all’interno della commissione: 9 del movimento 5 stelle, 5 del Partito democratico, 2 di Leu (di cui uno, come componente del gruppo misto al senato).

Quanto alla componente di centrodestra del governo invece sono 14 i membri della commissione: 7 di Forza Italia e 7 della Lega.

Fratelli d’Italia, unico gruppo parlamentare di minoranza, esprime 2 membri mentre i rimanenti si dividono tra gruppo misto (5 di cui uno già contato come Leu), Italia Viva (2), il gruppo per le autonomie e Coraggio Italia (entrambi 1).

                            

 Come abbiamo visto la normativa attuale prevede che per la nomina di ciascuno dei vertici dell'azienda siano coinvolti in forma diversa organi controllati dalle forze politiche presenti in parlamento e nel governo. Da un lato infatti la commissione di vigilanza riflette gli equilibri presenti in parlamento.

Dall'altro l'assemblea dei soci è controllata dal governo attraverso il ministero delle finanze. Con un'organizzazione strutturata in questi termini dunque è piuttosto scontato che gli equilibri politici si riflettano sulla gestione aziendale.

Ma se solitamente l'indicazione di alcuni componenti di nomina parlamentare viene lasciata all'opposizione, in questo caso il particolare contesto istituzionale (a metà tra un governo di larghe inteese e uno di unità nazionale) ed i rapporti interni al centrodestra di governo e non, hanno determinato un assetto tutto interno alla maggioranza.

FONTE: Openparlamento
 



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